Rime scontate, facili ritornelli, soliti insulti ai politici: l’inno grillino di Fedez sa già di vecchio

Lui si chiama Fedèz («Mi incazzo se mi sbagliano l’accento») e ha «un numero incalcolabile di tatuaggi e di ragazzine che pendono dalle sue labbra». La definizione delle Jene è riservata a Federico Leonardo Lucia, di professione cantante, nuovo ingresso nel Pantheon dei grillini. Sarà suo, infatti, l’inno del Movimento 5 Stelle in occasione del raduno al Circo Massimo. Ad annunciarlo è stato lo stesso rapper milanese, in occasione della presentazione del suo ultimo album Pop-hoolista (un nome, un programma). «Nella non scelta della politica italiana, la scelta migliore è il M5S – spiega Fedez – ma non vuol dire che credo ai complotti delle scie chimiche o del controllo mentale come alcuni sostenitori». Il motivo? «Non mi fido di un presidente del Consiglio che sale a Palazzo Chigi non eletto dopo aver promesso di non volerlo fare, che è sostenuto dalle banche, che in un’intervista di molti anni fa disse che i termovalorizzatori facevano bene alla salute», attacca Fedez, noto al pubblico televisivo per il suo ruolo di giudice di X Factor 8. Nell’inno grillino, intitolato Non sono partito, Fedez definisce l”Italia una «repubblica cieca» («Ti fidi ciecamente, Repubblica non vedente»), cita l’attentato a Giovanni Falcone buon ultimo dopo almeno una decina di altri cantantautori e fa appello al presidente Giorgio Napolitano perché vada a testimoniare al processo sulla trattativa Stato-Mafia «oppure passi il testimone». Nonostante abbia scritto l’inno, Fedez ha però chiarito che non parteciperà dal vivo al raduno romano dei 5 Stelle. Finora le canzoni di Fedez hanno fatto furore tra le teen ager più per la bella presenza dell’artista che per le strofe. Testi dedicati al sociale con profondità pari allo zero. «Ma chi ci salverà dai politici/da Scilipoti?», si chiedeva angosciato il nostro rapper in uno dei suoi brani più celebri. Non a caso il sito musicale specializzato Rockol.it lo ha stroncato da tempo. Fedez scrive «rime facili, orribili ritornelli pop». Ancora più duro il giudizio sullo stile musicale «in qualche modo artefatto, fatto apposta per accontentare e soddisfare le esigenze dei palati più pigri». Stai a vedere che Grillo lo ha scelto proprio per questo.