Renzi cerca applausi tra gli alunni di Palermo ma trova i precari che lo contestano

«Buffone, buffone». Taranto, Gela, Napoli, Palermo e ancora Palermo. Nessun tappeto rosso e nessun applauso per Matteo Renzi – giunto nel capoluogo siciliano per inaugurare l’anno scolastico – ma solo contestazioni e fischi. Al suo arrivo, all’istituto comprensivo che porta il nome del Beato Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 nel quartiere di Brancaccio, operai edili disoccupati , precari della scuola e anche docenti vincitori di concorso rimasti senza cattedra, lo hanno accolto con cori e urla: «No alla riforma della scuola» e «Presidente vai via», «Basta con le promesse false», «Lavoro, lavoro…».

Un’accoglienza che ha rovinato lo “spot” preparato da Renzi che ha scherzato con gli alunni: «Se vi dico Italia qual è la parola che vi viene in mente?», ha domandato agli studenti. «Alè», ha risposto un ragazzino. E lui nella speranza di strappare un applauso o quantomeno un sorriso: «Se dicevi Forza si andava su tutti i giornali». Poi per placare l’ira di chi ha continuato a protestare ha sfoderato le solite promesse: «Nella scuola ci sono 149mila persone che hanno l’obbligo di essere assunte. Li portiamo dentro non per farli contenti ma perché siamo in condizione di valorizzare il merito e chi fa bene il proprio dovere non ha nulla da temere. Con la prossima legge di stabilità – ha proseguito il premier – cambieremo il sistema di funzionamento della scuola».  Poi, è ricorso al solito cliché che la sinistra usa quando si trova in un quartiere difficile come quello di Brancaccio: «La mafia è ancora forte non solo a Palermo anzi soprattutto al Nord per le sue connessioni economiche. Ma noi siamo qui per fargli abbassare la testa. Combatteremo la mafia ogni giorno, cominciando proprio dalla scuola». Renzi ha ignorato un altro dato importante: in Sicilia e soprattutto a Palermo nei quartieri più poveri e degradati c’è la più alta dispersione scolastica a livello europeo. Infine una captatio benevolentiae rivolta al Mezzogiorno: «Il Sud per me non è solo un elenco di problemi. A Palermo, a Bari e Napoli si possono fare straordinarie realtà di impresa e il nostro obiettivo è riuscire a valorizzare e dire grazie a quelle ragazze e ragazzi che ci provano».