Renzi avverte i dissidenti: «Sul lavoro deciderà la direzione. Poi tutti si dovranno adeguare»

Matteo Renzi tira dritto per la sua strada e si dimostra apparentemente indifferente all’aperto dissenso che monta dentro il Pd «Lunedì presenterò in direzione le mie idee» sulla riforma del lavoro, che «sono condivise», poi «ci sarà un dibattito, si discute e alla fine si decide, si vota e si fa tutti nello stesso modo, si va tutti insieme».  Così il premier risponde alle domande dei cronisti a New York, dove parla agli investitori stranieri nella sede del Council of Foreign Relations.

«Io rispetto la discussione – insiste Renzi – e questo può aiutare ad uscirne in modo più forte ma è chiaro che non è pensabile che ci siano momenti in cui uno si ferma e si tira indietro. Le riforme vanno fatte».  Un messaggio il premier lo vuole comunque  inviare chiaro agli investitori: «Il primo obiettivo è cambiare il mercato del lavoro perchè è focalizzato sul passato e quindi ci sono troppi disoccupati». Nel mirino di Renzi non ci sono solo le vestali dell’art. 18 ma anche la burocrazia: «La riforma della Pubblica amministrazione, sulla quale hanno molto insistito anche gli interlocutori della Silicon Valley, è fondamentale per scardinare i poteri di veto».

Il resto dell’intervento di Renzi è scontata retorica. «Cambiare noi stessi per tornare ad essere l’Italia è il mio programma di governo. In Italia abbiamo buone idee ma non siamo capaci per realizzarle perché amiamo il presente ma la più importante esperienza per l’Italia è il focalizzato sul passato e quindi ci sono troppi disoccupati».

Porterà alla fine qualche risultato il decisionismo ostentato da Renzi? Staremo a vedere. Intanto, proprio nel giorno del discorso dinanzi alla comunità finanziaria internazionale,  il premier incassa l’endorsement di Sergio Marchionne. «A me questo ragazzo piace, un grande coraggio», dice il numero uno di Fiat Chrysler. Marchionne si è anche detto contento della visita del premier a Detroit, dove  visiterà la sede di Chrysler ad Auburn Hill. Chissà come saranno contenti la Camusso, Landini e Bersani.