Referendum in Scozia, Cameron agli indipendentisti: restate

Cresce la suspense nel Regno Unito per il referendum del prossimo 18 settembre. Per ora si profila un testa a testa tra indipendentisti e unionisti a nove giorni di distanza dalle urne: secondo un nuovo sondaggio condotto da Tns, il fronte del Sì registra il 38% e il fronte del No il 39%, con il 23% di indecisi. Si tratta del primo rilevamento reso noto dopo le cifre shock emerse la scorsa domenica in un sondaggio YouGov che per la prima volta fotografava gli indipendentisti in testa con il 51%, e gli unionisti al 49% (con l’esclusione degli indecisi). Un esito che preoccupa molto Downing Street tanto che il primo ministro David Cameron, insieme al sui vice Nick Clegg, ha lanciato un appello inequivocabile annunciando la sua imminente visita in Scozia. «Il nostro messaggio per gli scozzesi è semplice: vogliamo che restiate». Non solo ma negli ambienti che contano sta montando la pressione su Cameron affinché chieda alla regina in persona di intervenire nel dibattito fattosi incandescente. Lo scrive il Daily Telegraph, sottolineando che sarebbero parlamentari sia dei partiti di governo sia dell’opposizione a chiedere che il premier si rivolga alla sovrana per aiuto nel tentativo di convincere gli scozzesi a rimanere nel Regno Unito. Se decidesse davvero di intervenire, sarebbe un gesto del tutto straordinario da parte di Elisabetta II visto che costituzionalmente la sovrana “dovrebbe” mantenere la sua neutralità ed evitare il coinvolgimento in dibattiti politici. Esiste tuttavia un precedente, nel 1977, quando alla vigilia del voto in Scozia e Galles sulla creazione di assemblee nazionali in un suo discorso la regina incluse un messaggio chiaro con cui chiamava all’unità. Fonti di Palazzo escludono che possa accadere e ricordano: «Pensare che la regina possa esprimersi a favore dell’una o dell’altra parte vuol dire non conoscere il suo ruolo costituzionale». Intanto i tre maggiori partiti scozzesi favorevoli all’unione hanno annunciato a Edimburgo il loro sostegno al piano per riconoscere maggiore autonomia al Parlamento scozzese nel caso in cui la Scozia scelga di rimanere nel Regno Unito. Il leader dei laburisti scozzesi, Johann Lamont, quello dei conservatori, Ruth Davidson, e dei libdem, Willie Rennie, appoggiano in pieno la tabella di marcia per la devolution presentata dall’ex premier britannico Gordon Brown.