Ragazzo ucciso, non si placa la rabbia. Il parroco: «Il nostro quartiere è abbandonato dalle istituzioni»

C’è tanta rabbia e tanto dolore al quartiere di Traiano, a Napoli, dove è stato accidentalmente ucciso da un  carabiniere – ora indagato per omicidio colposo – il diciassettenne Davide Bifolco. Il militare, un 22enne in servizio alla Radiomobile, è stato già interrogato dal pm Manuela Persico, titolare dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso. La rabbia dei parenti è incontenibile. La tragedia che ha colpito Davide si inserisce nella cornice di un rione «particolarmente disagiato e dimenticato dalle istituzioni», dice Padre Lorenzo Manca, parroco di Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa, un uomo che il disagio del territorio lo vive quotidianamente. Le sue parole fanno male ma dipingono una realtà sulla qualeprima o poi bisognerà fare una riflessione vera, non solo dettata dalle circostanze tragiche. «Nel territorio della mia parrocchia – spiega padre Manca ai microfoni di Radio Vaticana – nel quale è successo il fatto, abbiamo il 70 per cento di disoccupazione, disoccupazione ufficiale: questo 70 per cento di popolazione disoccupata non fa altro che riversarsi nella delinquenza, che sembra essere l’unico modo per trovare il sostentamento necessario per loro e per le loro famiglie. Ciò cosa comporta? Comporta che abbiamo un alto tasso di spaccio di droga e un alto tasso, tra l’altro, di analfabetismo: molti dei ragazzi che partecipano alla vita della parrocchia non sono portati a scuola dai genitori e quindi non frequentano la scuola. Questo è anche avallato dalle istituzioni». Si crea dunque una sorta di terra di nessuno senza che vi siano dei progetti di recupero da parte delle istituzioni, spiega il parroco. «Sono andato anche alla Municipalità a chiedere il loro aiuto per un progetto… Noi come chiesa, come parrocchia abbiamo fatto un progetto, aspettiamo ora il risultato, destinato al recupero di questi giovani e giovanissimi, che poi sono quelli che maggiormente vengono assoldati dalla criminalità organizzata. Aspettiamo il responso del progetto, perché, come sempre, senza i soldi i progetti non si possono fare». Nel frattempo la presenza di Polizia e Carabinieri sul luogo «è vista con diffidenza. Nel senso che già la presenza di Polizia e Carabinieri è scarsa sul quartiere e quando c’è, è solo di intralcio e di fastidio, in base ovviamente alla visione della gente, perché ostacola le attività quotidiana di smercio di droga o di altre sostanze». La ferita è aperta e lascia uno strascico di rabbia contro le forze di polizia che deve preoccupare.
Tra pochi giorni, il prossimo 29 settembre, avrebbe compiuto 17 anni Davide. Amava il calcio,amava i suoi amici, i giri sullo scooter nel quartiere. L’ultimo suo post, sulla sua pagina Facebook è questo: «Chi smette di esserti amico non lo è mai stato». E c’è un cuoricino accanto. Tanti, ora, proprio sul social network stanno esprimendo il loro dolore per il ragazzo morto nel corso di quel maledetto inseguimento. Davide aveva terminato le scuole e non voleva proseguire gli studi, racconta il fratello Tommaso. «Io gli dicevo in continuazione di non stare in strada, di iniziare a pensare di mettersi a lavorare». «Aveva tante fidanzate, sapete – aggiunge la mamma – del resto lui era bellissimo, era un raggio di sole. Adorava giocare a calcio, lo faceva da quando aveva sei anni». Sembrava essere felice, Davide. In un post del 18 agosto scrive: «Meglio di così nn sono mai stato lo giuro!! Buonanotte anche a te amore mio». E poi ancora: «Come un leone affronto la vita!! Passo dopo passo supererò ogni salita».