«Questa croce non si tocca»: il Comune di Crotone la toglie dal cimitero, la cittadinanza la fa tornare

È tornata al suo posto la croce all’entrata del cimitero di Crotone, tolta dall’amministrazione comunale di sinistra durante i lavori di sostituzione del cancello. Una scelta che era stata dettata da una parte dalla paura di offendere i credenti delle altre religioni e dall’altra per un furore ideologico laicista caro alla sinistra. A dare l’allarme era stato per primo il consigliere comunale di una lista civica, Fabrizio Meo. «Non si comprende chi si pretenderebbe di tutelare privando l’ingresso del cimitero cittadino del simbolo della cristianità», aveva detto Meo, che sulla questione aveva anche presentato una interrogazione in consiglio comunale al sindaco. Lo stesso consigliere aveva chiesto «alla Chiesa di Crotone di spendere ufficialmente una parola su questa condizione generale di deriva etica». Una scelta che, secondo la denuncia del consigliere crotonese, sarebbe stata «la premeditata conseguenza di una precisa scelta di “laicità”, per come ha avuto modo di spiegare il preposto dirigente ai lavori pubblici a riguardo interpellato». Per sollecitare il ripristino, Meo ha ricordato al sindaco «che la Costituzione repubblicana, pur assicurando pari libertà a tutte le confessioni religiose non prescrive alcun divieto alla esposizione nei pubblici uffici di un simbolo che, come quello del crocifisso, per i principi che evoca fa parte del patrimonio storico». Dopo pochi giorni, è arrivata la notizia del dietrofront del Comune: «La cosa che emoziona – ha scritto Meo sulla sua bacheca Fb – è il risultato concretamente raggiunto grazie all’impegno sincero di tutti voi. La cosa importante è stata la sacrosanta affermazione del principio che volevamo far valere. Potranno dire tutto quello che più gli aggrada ma la nostra indignazione è stata più che giustificata e quanto avvenuto costituisce un precedente che ci fa ben sperare». Una indignazione che aveva avuto anche un suo inno. Sulle note della canzone di Gianni Bella (“Questo amore non si tocca”) la protesta della cittadinanza crotonese è corsa anche sul web, grazie alla simpatica parodia “Questa croce non si tocca”, firmata da Vittorio Rocca. Come ha chiosato lo stesso Meo, «la lotta c’è stata, l’obiettivo da raggiungere era importante, questo inno festoso, scritto senza rancore, da chi Crotone l’ama davvero, ci ricorda che alla fine siamo tutti affretellati dal vivere in una città che va difesa… da tante cose». In primis dalla sinistra laicista che non sopporta neanche una croce.