Picchiata e derubata da un clandestino, una donna chiede i danni al governo: “Renzi ne risponda”

Finalmente qualcuno è chiamato a rispondere delle violenze che in tanti sono costretti a subire dai clandestini, senza mai avere uno straccio di giustizia. E quel “qualcuno” è lo Stato. O meglio, la presidenza del Consiglio, chiamata in causa in una vicenda destinata a far parlare molto di sé. Stavolta  nessun’anima buonista può accusare di razzismo la “denunciante”, perché è una donna moldava di quarant’anni, gran lavoratrice, addetta alle pulizie in diversi studi legali di Padova. È stata aggredita in modo violento da un immigrato clandestino, picchiata e derubata della sua auto, una Opel Corsa. L’immigrato si chiama Taoufik Souilah, è un tunisino, ha ventott’anni. Nullatenente, nello scorso inverno si è trasformato in un incubo, perché si è reso responsabile di diversi stupri e rapine sul territorio regionale. Sette le sue vittime accertate, tra cui appunto M.P., la donna moldava. Che, a differenza delle altre, ha scelto di costituirsi parte civile e chiedere i danni allo Stato italiano e più precisamente alla presidenza del Consiglio. Il suo avvocato Evita Della Riccia ha infatti chiesto al giudice per le indagini preliminari Domenica Gambardella di citare in giudizio il governo. Come ricostruito da Il Gazzettino, il legale della vittima si è visto inizialmente respingere la richiesta, che il giudice aveva valutato essere applicabile solo ai reati transfrontalieri. Il rappresentante di parte civile, però, si è opposto a questa tesi definendola una «discriminazione al contrario». Ora resta a capire fino a che punto lo Stato – o meglio, il governo – possa rispondere. Politicamente è già chiara la risposta, perché è lungo l’elenco dei responsabili: chi ha voluto la cancellazione del reato di clandestinità; chi  ha permesso gli sbarchi ad oltranza e l’invasione degli extracomunitari; i buonisti di sinistra che si sono riempiti la bocca parlando di integrazione senza però riuscire a dare una ricetta; chi ha etichettato come “razzista” chiunque abbia criticato la politica di (falsa) accoglienza. Dalla Kyenge alla Boldrini, per finire a Renzi. Che, a giusta ragione, si trova “indicato” come responsabile.