Pedofilia, il Papa autorizza l’arresto in Vaticano dell’ex-nunzio Wesolowski: commise abusi nella Repubblica Dominicana

Agenti della Gendarmeria Vaticana hanno arrestato in Vaticano l’ex-nunzio polacco Jozef Wesolowski, sotto inchiesta per pedofilia. L’arresto, reso noto dal Tg de La 7 e poi, successivamente, confermato Oltretevere, sarebbe stato realizzato secondo le indicazioni di Papa Francesco.
Secondo quanto riportato dal Tg di Enrico Mentana, monsignor Wesolowski, che ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex-Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori, sarebbe stato arrestato questo pomeriggio intorno alle 17 e trattenuto in una cella oltretevere.
Monsignor, Wesołowski, ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, 66 anni, era stato condannato in primo grado con l’accusa di pedofilia da un Tribunale della Chiesa cattolica e si era quindi dimesso dallo stato clericale. Ordinato sacerdote a Cracovia dall’allora arcivescovo cardinale Karol Wojtyła, monsignor Wesołowski era entrato nel Corpo Diplomatico della Santa Sede ed aveva prestato servizio in Africa, Costarica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca prima di essere nominato nunzio apostolico in Bolivia, quindi arcivescovo di Slebte e, infine, nunzio nella Repubblica Dominicana, incarico dal quale si era dimesso il 21 agosto 2013. Le accuse di pedofilia emersero dopo l’uscita di un’inchiesta della giornalista dominicana Nuria Piera, uscita nel settembre 2013, che sosteneva che il sacerdote pagava per fare sesso con minori e frequentava una zona di Santo Domingo famosa per la prostituzione minorile.
Il 2 settembre 2013 diverse emittenti televisive della Repubblica Dominicana diffusero la notizia che Wesolowski era coinvolto in un giro di abusi su minori. Due giorni dopo le autorità della Repubblica Dominicana avviano un’inchiesta penale nei confronti di Wesołowski che nel frattempo era stato richiamato a Roma proprio da Papa Francesco. Un richiamo che sia la Chiesa Dominicana, sia il Vaticano hanno escluso fosse legato alla vicenda pur se il Vaticano aveva confermato sia le indagini per pedofilia avviate nei confronti del monsignore dalla Repubblica Domincana sia quelle avviate dalla Santa Sede con la conseguente sospensione del nunzio.
Agli inizi di quest’anno era emerso che il Vaticano aveva negato alla Polonia l’estradizione di Wesołowski anche se, ufficialmente, la Santa Sede negava che fosse mai giunta Oltretevere una richiesta di questo genere dalla Polonia.
Tre mesi fa, prima dell’estate, le prime avvisaglie che il monsignore non l’avrebbe passata liscia: il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, aveva rivelato che Wesołowski era stato oggetto di un’indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si era conclusa nel processo canonico di primo grado con la sua dimissione dallo stato clericale. Un provvedimento contro il quale, secondo le normative del Vaticano, Wesołowski poteva proporre appello entro due mesi, cosa che il monsignore aveva fatto. Ma il Vaticano aveva anche aggiunto che avrebbe adottato nei confronti dell’ex-nunzio tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso. Ieri l’arresto in Vaticano dopo che Papa Francesco aveva dato il suo sì.