“Oggi le comiche” nel salotto-tv di Vespa: Renzi accolto con i tortellini per parlare di gufi

Un Porta a Porta tutto da gustare, tra gufi, tartine, tortellini e classifiche dei leader più sexy, inaugura la stagione con il premier Matteo Renzi. Spot politici, tanto per gettare il solito fumo negli occhi e poi vai con il solito «Mille giorni per smettere con la cultura del piagnisteo». E allora ridiamo. Un piatto di tortellini lo accoglie nel salotto di Vespa. Il riferimento è al patto siglato tra i leader della sinistra europea a Bologna, alla festa dell’Unità. Poi con una deriva un po’ gossippara il padrone di casa , anziché strigliarlo sul disastro economico, ha subito chiesto a Renzi della speciale classifica del fascino stilata tra i leader del Pse: «Sono arrivato sesto su cinque perché c’è lo spagnolo Sanchez che è bellissimo», gongola Renzi. Per fortuna mi mancano tante cose ma non l’autostima», ha detto. Poi il numero sui gufi, che funziona sempre: «Non voglio dare l’impressione di parlar male degli altri: c’è un sacco di gente che in 20 anni ha fatto tanti convegni, io li chiamo i professionisti della tartina, che dicono l’Italia non ce la fa e poi va in vacanza in Australia. La differenza tra i gufi e i non gufi è che il non gufo non si limita ad alimentare le critiche ma prova a risolvere le cose con un’assunzione di responsabilità collettiva». Non male per l’esordio stagionale del talk-show di punta dell’ammiraglia Rai. Un clima stranamente ridanciano in studio, tra gossip e gastronomia, un po’ come l’orchestra che suona sul Titanic che affonda. Poi torna serio e si dice preoccupato – guarda un po’ – per le stime economiche. «Non sono ottimista – ammette –  più o meno balliamo intorno allo zero (si riferisce al Pil, ndr) non è sufficiente per ripartire. È lo stop alla caduta ma non la ripartenza». Già lo sapevamo, ma il problema dovrebbe risolverlo lui. Invece snocciola cifre: «L’Italia ha fatto -2,4 nel 2012, -2,9 nel 2013, adesso siamo meno 0,2». Quanto al terzo trimestre 2014 «io fino a che non vedo i dati non sono molto ottimista, balliamo intorno allo 0. I dati macroeconomici ancora nel 2014 non saranno entusiasmanti. Abbiamo frenato la caduta».

E vai con le promessa numero uno. «L’anno prossimo cresciamo – ha aggiunto – cresciamo a patto di mettere le risorse di Draghi su cose concrete». Promessa numero due agli italiani: «Penso e credo che nella legge di stabilità avremo un’ulteriore diminuzione di tasse sul lavoro.Ci sono varie ipotesi sui modi e la finanziamo con la riduzione della spesa». Al solo sentir parlare di «varie ipotesi» di copertura verrebbe voglia di urlare. Prosegue il premier: sul come sarà operata questa riduzione «ci sono varie ipotesi: sia la soluzione Irap che la soluzione contributiva hanno pro e contro» ma di sicuro «la finanziamo con la riduzione della spesa». Insiste. Ciò comporterà che «non subito verranno fuori dati positivi, perché quando tagli la spesa, tagli dei denari che circolano, magari all’inizio si balbetta un po». Mah. Battuta sui banchieri: «Ci sono banchieri molto validi, io ai banchieri sono un po’ antipatico…», torna sulla vena più congeniale, quella dell’ironia, per dire banalità: «La banca deve imparare a fare credito e deve farlo di più». E per rendere meglio il concetto Renzi cita una frase di Mark Twain: «La banca è quel soggetto che ti dà l’ombrello quando c’è il sole e te lo richiede quando piove…». Ultimo numero, capitolo 80 euro. «Non sono ancora in condizione di allargare la platea degli 80 euro», ammette Renzi. E il presidente del Consiglio tiene a dare come sempre vaghe indicazioni: «Può darsi che ce la si faccia, ma non posso metterlo per iscritto». Spiritoso. Del resto, per iscritto non ha messo quasi un bel niente…