Nuovo minaccioso video dell’Isis che chiama a raccolta i terroristi: colpite Times Square, Las Vegas, Roma

Sale di ora in ora la tensione nello scontro, per ora a distanza, fra i terroristi dell’Isis e l’Occidente. La sensazione è che l’Isis stia imprimendo un’accelerata e, da un momento all’altro, potrebbe passare alle vie di fatto con azioni clamorose. L’escalation si sta materializzando anche attraverso una frenetica attività di comunicazione con la quale l’Isis manda messaggi non solo all’Occidente ma anche a quanti potrebbero farsi coinvolgere nello scontro e offrirsi come partner ai miliziani del Califfato.
Con una nuova mossa di propaganda, lo Stato islamico ha diffuso un nuovo video, di 52 secondi, dal titolo Flames of War, Fiamme di Guerra, in cui in un montaggio dal ritmo serrato si vedono immagini di esplosioni, anche in slow motion, di miliziani che sparano con fucili automatici e armi anticarro e di soldati Usa uccisi o feriti. Un vero e proprio trailer in stile hollywoodiano.
Il video, visibile su YouTube è stato diffuso da al-Hayat Media Center che ha pubblicato anche i filmati delle decapitazioni, nota il Washington Post, e include anche immagini del presidente Barack Obama mentre afferma che gli Usa non manderanno di nuovo soldati sul campo in Iraq, e anche del presidente Bush sul ponte della portaerei con alle spalle il famose striscione con scritto “Missione Compiuta”.
Il nuovo video non contiene alcun commento in voce ma si conclude con la scritta minacciosa “Fiamme di guerra, la battaglia è appena cominciata”, e sarebbe una anteprima di un filmato più lungo. Infatti contiene la dicitura “trailer” e la scritta “coming soon”, presto su questi schermi.
Ma le strategie mediatiche messe in campo dall’Isis che confermano come la propaganda rappresenti una parte centrale dei metodi dell’Isis, prevedono anche un nuovo magazine dal titolo “Dabiq” pubblicato in diverse lingue europee e che è, con tutta evidenza, uno degli strumenti attraverso cui gli uomini del “califfo” al-Baghdadi cercano di radicalizzare e reclutare giovani ovunque nel mondo, soprattutto in Occidente.
«Dabiq – si legge sul Washington Post – spiega come sia giunto il momento dell’apocalisse dopo secoli di guerra santa e descrive la guerra dell’Isis in Iraq e Siria come la continuazione di una battaglia di civilizzazione. Il sogno – si scrive -è quello dell’Armageddon. «Invaderemo la Penisola arabica e Allah ci consentirà di conquistarla. Sarà poi l’ora di invadere la Persia e Allah vi permetterà di farlo. Infine sarà l’ora di invadere Roma (dove col termine Roma viene indicato l’intero Occidente, ndr) e Allah vi permetterà di farlo», si legge sul secondo numero del magazine jihadista intitolato”The Flood“, l’inondazione.
Perché l’obiettivo dei militanti dello stato islamico è proprio quello di travolgere tutto come una grande onda. Gli occidentali vengono definiti “Romans” o “crusaders”, crociati. E il presidente americano Barack Obama viene indicato come il leader del male, insieme ad altri personaggi come il senatore John McCain, ex-candidato presidenziale per i repubblicani. E a proposito delle vittime musulmane dell’Isis si parla di «danni collaterali», sottolineando come le stragi degli americani quando lanciano un missile siano definite proprio «danni collaterali». Finora sono noti tre numeri della rivista, in tutto un centinaio di pagine corredate da foto e immagini che sembrano – osservano gli analisti che ne studiano i contenuti – spesso tratte dalle copertine di famosi videogiochi, con personaggi immaginari e lo sfondo avvolto dalle fiamme. Anche il nome del magazine, “Dabiq” è altamente simbolico, perché il Dabiq è proprio quella regione che, nel 1516 , fu teatro della battaglia finale in cui gli Ottomani sconfissero i Mamelucchi, consolidando quello che è l’ultimo califfato che si ricordi nella storia.
E in un post pubblicato su un forum online dell’Isis spunta ora anche una sorta di manuale di istruzioni per potenziali “lupi solitari” che vengono istigati a preparare attentati terroristici a Times Square o in altri luoghi simbolo di New York e altre città americane illustrando come costruire bombe in casa usando candele, candeggina, zucchero e fiammiferi.
Il post era stato pubblicato per la prima volta tre settimane fa ed è stato riproposto nelle ultime 24 ore sottolineando l’urgenza di passare all’azione. Il titolo è: «Ai lupi solitari in America: come costruire una bomba nella vostra cucina e provocare scene di orrore nei siti turistici e in altri obiettivi». E i siti suggeriti sono in particolare Times Square e Las Vegas, ma anche altri luoghi meta di turisti in Texas e le stazioni della metropolitana ovunque in America. Preoccupato il capo della polizia di New York, Bill Bratton: «E’ la prima volta che l’Isis usa questo canale di comunicazione per ispirare attacchi di possibili lupi solitari», sullo stile dell’attentato alla maratona di Boston.
Le istigazioni, ovviamente, trovano terreno fertile. E così accade che un 26 enne di Nazareth nel nord di Israele si lasci trasportare pubblicando un video nel quale recita «Ci piace bere il sangue, siamo arrivati per massacrarvi. Amiamo morire per Dio come voi amate vivere» afferma tra l’altro il giovane conosciuto come l’assassino palestinese.
La svolta occidentale interventista nei confronti dell’Isis, intanto, consente di mettere a segno i primi risultati preventivi per frenare quel fiume di occidentali che uno dopo l’altro scelgono le fila dell’Isis per le proprie battaglie ideologiche. Un uomo di Rochester, nello stato di New York, è finito in carcere con l’accusa di aver cercato di fornire sostegno materiale ai terroristi dell’Isis e di aver tentato di uccidere dei soldati americani. Lo hanno rivelato le autorità federali americane. Mufid Elfgeeh, 30enne originario dello Yemen e proprietario di un negozio di alimentari ha cercato di reclutare aspiranti jihadisti da inviare in Siria a combattere con lo Stato Islamico. Inoltre, voleva uccidere membri delle forze armate Usa che erano tornate in Iraq. L’uomo è stato arrestato a maggio dopo aver cercato di comprare due pistole con silenziatore da agenti sotto copertura dell’Fbi, ma gli investigatori indagavano su di lui gia’ dall’inizio del 2013.
Ma la minaccia è globale. E infatti in Kosovo la polizia ha arrestato 15 persone sospettate di terrorismo e di attività proprio legate all’estremismo religioso e al reclutamento di integralisti islamici disposti a combattere a fianco di gruppi jihadisti dell’Isis e Al Nusra in Siria e Iraq. Nell’azione di polizia sono finiti in manette tra gli altri il leader del partito islamico Fuad Ramiqi e 12 imam di varie regioni mentre in un’operazione analoga recente erano finiti in manette 40 kosovari.
C’è da dire però che, per fortuna, in alcuni paesi non si sta verificando la sostituzione delle dottrine di Al Qaeda con quelle dell’Isis. E’ vero che gli jihadisti dell’Isis stanno velocemente prendendo il posto lasciato da Al Qaida nel mondo arabo, ma le loro radici non sembrano attecchire, ad esempio, in Pakistan e Afghanistan. Autorevoli analisti indicano infatti che i gruppi estremisti islamici del subcontinente indiano sono rimasti fedeli al Mullah Omar, la guida spirituale dei talebani afghani, e continuano ad ispirarsi a Osama Bin Laden mentre non sembrano voler riconoscere l’autorità di Abu-Bakr Al-Baghdadi, il capo dell’Isis (noto anche con l’acronimo arabo di “Daesh”) che si è autoproclamato “Califfo” nel giugno scorso, in aperto conflitto con Al Qaida.
Questo facilita senz’altro il compito della coalizione che si appresta a scendere in campo contro il Califfato e che conta oltre 40 Paesi impegnati nella vasta campagna contro l’Isis, e circa 30 quelli impegnati in aiuti umanitari come ha ricordato il presidente Obama. Che ieri ha ribadito: non ci saranno truppe di terra.