«Non moriremo renziani»: ad Atreju prove tecniche di coalizione per far rinascere il centrodestra

Riusciremo a non morire renziani? La chiave della risposta a questa domanda è qui sul palco di Atreju, che riunisce attorno allo stesso tavolo ex alleati, ex colleghi di partito e di coalizione. Ci sono Gaetano Quagliariello del Nuovo Centrodestra,  Giovanni Toti («con lui siamo il Sandra e Raimondo dei talk-show», scherza la Meloni ). Arriva Salvini, maglia a righe bianche e rosse, subito soffocato da un ressa di giovani, il più gettonato insieme a Giorgia Meloni per raccogliere la sfida di centrodestra al renzismo. Ha rinunciato al suo posto in tribuna per Milan-Juve per essere qui all’isola Tiberina. Ma i ragazzi avvertono e cantano in coro: «Siamo figli del Tricolore». Comincia il tifo, «Giorgia Giorgia». Apparentemente lontani e disgregati, con un premier non eletto dai cittadini che promette e rinvia, il centrodestra deve rilanciare: è possibile riavviare un dialogo, lasciando alle spalle scissioni e dissidi? La risposta non può prescindere da un nodo cruciale: Renzi è un alleato potenziale o un avversario, chiede provocatoriamente Marco Perissa di Gioventù nazionale. Risponde Giorgia Meloni: «Renzi è un alleato dei poteri forti, della Merkel e delle consorterie europee e, purtroppo, è alleato di Ncd. È un avversario degli italiani onesti, normali, incapienti, degli esclusi dalla “marchetta” degli 80 euro, avversario degli uomini e delle donne in divisa. Per tutto questo è un nostro avversario». Per Toti, «Renzi è sicuramente un avversario: nessuno su questo palco vuole condannare i suoi elettori alla sconfitta né consegnare l’Italia a Renzi per i prossimi 20 anni. Per questo dobbiamo avere forza di far valere i  valori comuni e tutti insieme possiamo aspirare a farlo», risponde il consigliere politico di FI, punzecchiato per l’ambiguità dello stare all’ opposizione del partito di Berlusconi. «Noi siamo all’opposizione», chiarisce. «Io voglio costruire un modello di sviluppo per i prossimi vent’anni con questi signori qui sul palco. Ma questo non vuol dire che se il governo  allarga la Salerno-Reggio Calabria, io non vada a mettere la prima pietra. Opposizione non è boicottaggio».

Per Salvini «Renzi è pericoloso. l’hanno messo lì per fare quello che doveva fare Monti ma era antipatico e hanno messo uno simpatico. Solo una persona pericolosa gioca alla guerra con quello che dovrebbe considerare un suo alleato, Putin. È abile, ma si è sgonfiato e noi dobbiamo capire cosa dobbiamo ricostruire dopo, sperando che le macerie non siano troppe». Quagliarello, punzecchiato non poco anche lui dai ragazzi, ammette senza problemi che «Renzi per noi è un alleato. Perché siamo all’interno di una storia dove ci ha portato il Pdl e Berlusconi. Il Paese era in difficoltà dopo le elezioni e le difficoltà ci sono ancora». Allora dove si può arrivare con questi presupposti? Si può arrivare lontano ad alcune condizioni. Sono più i ponti che i muri tra le formazioni del centrodestra. Toti ne è convinto. Tasse, fallimento di Mare Nostrum e politiche sull’immigrazione, una certa idea d’Europa. La difesa della famiglia soprattutto. «Renzi ha preannunciato che in autunno comincerà ad occuparsi di famiglia, gay, adozioni e noi daremo battaglia contro questo», dice chiaro Salvini, Altro punto essenziale di un centrodestra da ricostuire, come sostengono Quagliariello, Salvini e naturalmente la Meloni. «Non è lo Stato a dover entrare in camera da letto, ma imporre una dittatura delle minoranze non è rispetto». La leader di Fratelli d’Italia molto più sul concreto pone alcuni punti base. «Ci sarebbero molte ricette da attuare in materia economica ma manca il coraggio di andare a prendere i soldi là dove ci sono. Abbiamo proposto l’introduzione di un tetto alle tasse in Costituzione. Significa costringere la politica a chiedersi: quanto posso togliere alle famiglie? e  all’interno di questo tetto combattere i privilegi. Ancora: abolire lo sconto fiscale per le banche per abolire le tasse sulla prima casa, visto che la Tasi costa più dell’Imu. Bisognerebbe che le multinazionali del web pagassero le tasse, si dovrebbe combattere l’evasione fiscale delle imprese cinesi e delle slot machine». Qui la condivisione di tutti gli attori principali a un progetto comune c’è tutta.

Certo, le contraddizioni non mancano e Giorgia “punge” il Ncd: stare al governo ma a che prezzo? «Si sono avallati provvedimenti sulle droghe leggere, si è abolito il reato di clandestinità: io e te li avevamo combattuti per anni…», dice a Quagliariello, che incassa con molto stile, ricordando anche il valore aggiunto del Ncd in tema di giustizia: «Siamo stati noi a insistere e ottenere la responsabilità civile dei magistrati e lo stop alle intercettazioni, nostri cavalli di battaglia da sempre». Quagliariello lancia quindi altri possibili temi di incontro: il primo  sullo «scontro di civiltà che la sinistra ha negato per poi ritrovarsela 20 anni dopo. E poi sulla grande sfida antropologica delle adozioni omosessuali e della grande follia della fecondazione eterologa». Questo tema unisce tutti gli ospiti di Atreju. «Non troveremo grandi difficoltà a metterci insieme. Per ore potremo elencare i motivi di unione», ammette Toti, il più ottimista. «Dopodiché non sono sprovveduto, ma gli elementi di frazionamento possono essere valori aggiunti per presidiare i vari settori della società. Dobbiamo allora chiederci qual è l’obiettivo finale e su cosa siamo disposti a sacrificare qualcosa delle proprie identità. Vorrei – auspica – che tutti lavorassimo su un “nocciolo duro” perché il nostro programma minimo è migliore del programma massimo di Renzi». Salvini è più realista: «Se si andasse a votare domani, io forse mi coalizzerei solo con Giorgia Meloni, tra i presenti…». Poi però pone subito uno scoglio non di poco conto che ai ragazzi qui non piace: «Sarò in Veneto a parlare di indipendenza…», dice Salvini, spiegando che il suo indipendentismo è motivato solo dal fatto che l’organizzazione dello Stato oggi non sa rispondere alle istanze dei territori. Quagliariello non drammatizza queste peculiarità: «Renzi sta operando uno scontro nella sinistra e la sta rinnovando. Noi dobbiamo provare a fare la stessa cosa, senza mettere sotto la sabbia le divisioni. Solo così si potrà formare una vera e seria unità nel centrodestra. Basta che ci sia chiarezza».

Chiarezza è stata fatta per esempio, in tema di legge elettorale: la Meloni e Quagliariello sono paladini del sistema del preferenze mentre Toti sostiene che «non sono mai state fonte di rinnovamento» e rilancia su un patrimonio di valori comuni in nome dei quali «ogni coalizione può rinunciare a una parte della sua identità». La Meloni allora sfida i suoi ospiti su una serie di iniziative: oltre al tetto alle tasse in Costituzione, c’è la proposta al governo di «ritirare il suo sostegno alle sanzioni contro la Russia. Stiamo anche raccogliendo le firme per specificare che le adozioni siano circoscritte alle coppie eterosessuali, visto che molte regioni danno il via libera alle coppie etero». È vero, queste proposte sono condivisibili da  tutti. «Ma i presupposti per ricostruire sono i contenuti e se si fa il centrodestra non si fa il centrosinistra…», dice. Più chiaro si così.  E poi il tema delle primarie, altro punto su cui si gioca il futuro possibile di un centrodestra rinnovato. «Mi aspetto coerenza su questo. A un certo punto il centrodestra ha rinunciato alle sue idee per sopravvivere e non siamo disposti a sopravvivere». Uno scenario in chiaroscuro, ma la chiarezza in fondo è la base per ogni legame duraturo.