Muti lascia l’Opera di Roma, sindacati sotto accusa. Alemanno: «Marino non sa gestire la conflittualità»

A due mesi dall’apertura della stagione, il 27 novembre con l’Aida, il maestro Riccardo Muti ha deciso di lasciare il Teatro dell’Opera di Roma, di cui era direttore onorario a vita. «Non ci sono le condizioni per garantire quella serenità che mi è necessaria», ha scritto nella lettera con cui ha annunciato la decisione ai vertici del Teatro. In un’altra lettera, stavolta personale, al sovrintendente Carlo Fuortese, Muti invece ha ricordato «i nostri reciprochi sfoghi, la tristezza e la delusione di fronte a molti episodi vissuti». Diversi osservatori hanno imputato la colpa di questo strappo di eco planetaria all’animosità di una parte dei sindacati e in particolare di Cgil e Fials, mentre le altre sigle si attestano su posizioni diverse. Fra questi anche il sindaco Ignazio Marino e il sovrintendente Fuortes, secondo i quali la decisione è stata «senza dubbio influenzata dall’instabilità in cui versa l’Opera a causa delle continue proteste, della conflittualità interna e degli scioperi durati mesi e che hanno portato alla cancellazione di diverse rappresentazioni».

Solo l’altro ieri, la Cgil si era scagliata contro il referendum con cui i lavoratori avevano dato il placet al piano di risanamento del Teatro, che dopo anni di dissesto ora sognava di vedere la fine del tunnel.  «Il referendum di ieri al Teatro dell’Opera si è svolto al di fuori dalle regole sottoscritte da Confindustria e da Cgil, Cisl e Uil confederali. L’esito era pertanto scontato e a questo proposito valuteremo tutte le azioni da intraprendere», ha fatto sapere la segreteria regionale della Cgil. Anche il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha detto di comprendere «le ragioni» di Muti, auspicando che «almeno questo faccia aprire gli occhi a tutti quelli che ostacolano, con resistenze corporative e autolesioniste, l’impegno per il cambiamento».

Ma l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha avvertito che una lettura del genere è semplicistica e, soprattutto, non individua le vere responsabilità di fondo. «È inutile che il sovrintendente e il sindaco cerchino di gettare la colpa solo sui sindacati: agitazioni e proteste all’Opera di Roma ci sono sempre state, ma prima c’era la capacità di gestirle e di ricondurle in comuni progetti per la crescita del Teatro», ha detto Alemanno, ricordando che negli ultimi anni «l’Opera di Roma era arrivata ai vertici della lirica mondiale». «Eravamo riusciti con grandissimi sforzi a portare il più grande direttore d’orchestra vivente nella città di Roma e i risultati in questi sei anni si sono visti», ha aggiunto l’ex sindaco, sottolineando che «l’uscita del maestro Muti dal Teatro dell’Opera di Roma è un colpo mortale alla cultura e all’arte della nostra città».