Media: Bloomberg ci ripensa e torna alla guida del suo impero

Michael Bloomberg torna sui suoi passi e riprende le redini del suo impero mediatico, Bloomberg Lp. Dopo aver passato anni a dire che non lo avrebbe fatto e che si sarebbe dedicato all’attività filantropica, l’ex sindaco di New York ci ripensa e torna alla guida. Una decisione che spinge l’attuale numero uno, Daniel Doctoroff, a lasciare perché per tutti e due non c’è posto. «Quando Mike ha deciso di voler trascorrere più tempo nella società le cose sono cambiate. E’ una persone che vuole essere coinvolta. E non vuole confrontarsi con me su ogni cosa» afferma Doctoroff con il “New York Times”. «Non era questo il piano. E’ stata una sua idea quella di lasciare, se fosse stato per me sarebbe rimasto» replica Bloomberg. L’ex sindaco di New York, una volta lasciata la guida della città, si era ripromesso di trascorrere solo qualche ora al giorno negli uffici al quinto piano di Bloomberg. Quelle poche ore sono divenute, con il passare dei mesi, sette-otto ore al giorno, con Bloomberg presente in tutte le riunioni e coinvolto in tutte le decisioni strategiche. E così Doctoroff due settimane fa gli ha espresso la sua intenzione di lasciare, frustrato da come la dinamica della leadership era cambiata. Bloomberg avrebbe cercato di convincerlo a restare. Doctoroff però sarebbe stato irremovibile.

Bloomberg resterà alla guida di Blooomberg Lp, che ha fondato nel 1981, per un futuro prevedibile ma si riserva la possibilità di assumere un nuovo amministratore delegato nel caso in cui decidesse di concentrare la sua attenzione altrove. Sotto Doctoroff, che ha assunto la guida di Bloomberg sei mesi prime della crisi finanziaria nel settembre 2008, i ricavi della società sono balzati a 9 miliardi di dollari dai 5,4 miliardi iniziali. Gli abbonati ai terminali di Bloomberg sono saliti a 321.000 dai 273.00 di quando è stato assunto e 500 giornalisti sono stati assunti. La corsa di Bloomberg è però rallentata, fra le critiche per le accuse di aver sottratto alcuni documenti sulla corruzione in Cina per proteggere i propri interessi nel Paese e quelle dell’uso dei terminali per ottenere le informazioni private degli abbonati.