Matteo non mantiene la promessa e non paga i debiti: le imprese dovranno attendere

A Porta a porta il 13 marzo scorso il presidente del Consiglio aveva assicurato che entro il 21 settembre, giorno del suo onomastico, il governo avrebbe completato la restituzione alle imprese dei 56 miliardi di debiti maturati dalla pubblica amministrazione entro il 31 dicembre 2013. In un comunicato diffuso domenica, il governo ha confermato di aver messo a disposizione delle imprese l’intera cifra, tranne un paio di miliardi. Un annuncio truffa, come spiega in un coro pressoché unanime il centrodestra. «A San Matteo, secondo le promesse fatte dal nostro presidente del Consiglio, doveva essere il giorno fatale e festoso della riconciliazione tra imprese pagate e Stato che onora i propri debiti, garante, per l’appunto, il premier Matteo Renzi. Avrà rispettato gli impegni presi? Chiaramente no. E la cosa, ahinoi, non ci stupisce affatto!». La denuncia arriva dal Mattinale, la nota politica redatta dal gruppo Forza Italia alla Camera. Renzi «aveva detto che avrebbe pagato tutti i debiti entro il 21 settembre e invece adesso gira la frittata e ci dice che siccome i soldi ci sono (credergli?) allora il suo impegno è mantenuto. È come se un costruttore al quale abbiamo affidato la costruzione della nostra casa, per esempio entro 6 mesi, allo scadere del tempo, con metà lavoro ancora da fare, ci dicesse: “Però i materiali li ho comprati tutti, ci sono tutti, quindi impegno mantenuto”. Mantenuto un corno. La casa non c’è, così come non ci sono i denari (come li chiama Matteo) nelle tasche degli imprenditori italiani», spiega ancora Il Mattinale. Ancora più drastica  Giorgia Meloni. «Renzi ha rubato voti con le menzogne  scrive su twitter la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale –  imprese italiane ridotte in ginocchio da uno Stato che non salda debiti e impone tasse insostenibili».   Anche per il vicepresidente del Parlamento Ue Antonio Tajani «non è sufficiente dire che i soldi ci sono, il governo nonostante la buona volontà non ha rispettato la promessa». Tajani conferma poi il dato allarmante: «L’Italia resta il peggior pagatore tra i paesi Ue». Sul filo dell’ironia risponde invece Maurizio Gasparri.  «Oggi è San Maurizio e, a differenza di Renzi, io onoro il mio Santo. Il presidente del Consiglio, invece, lascia alle asettiche note di Palazzo Chigi la giustificazione delle sue mancanze. Non ha mantenuto la promessa di saldare i debiti della Pa entro il giorno di San Matteo e questo basta. I tecnici possono anche scrivere interi manuali sul come e il perché alcune imprese hanno avuto e tante altre no, ma ciò serve solo a buttare fumo negli occhi eludendo il problema. Ci sono aziende che chiudono perché hanno un credito nei confronti dello Stato ma non riescono a reggere il peso delle tasse. Renzi – conclude il vicepresidente del Senato – aveva detto che avrebbe sanato entro settembre questa situazione, cosa che non ha fatto».