“Ma quale Putin!”: al suo debutto in Europa la Mogherini rinnega Mosca e annuncia sanzioni

Era attesa, Federica Mogherini, al suo debutto  davanti alla Commissione Esteri del parlamento di Strasburgo nella sua nuova veste di capo della diplomazia europea. E – riconosciamolo – non dev’essere stato facile per lei fugare tutti i dubbi e tutte le perplessità scatenate dalla sua nomina: troppo di primo pelo e troppo poco scafata nel complicatissimo rompicapo delle relazioni internazionali per essere accolta dai partener comunitari come una novità davvero positiva. Soprattutto, pesava (e pesa) maledettamente la diffidenza dei governi dell’est europeo, quelli resi più filoatlantici, anzi filoamericani, dalla contiguità territoriale con l’Orso russo. Agli occhi di polacchi e lituani, la neo “lady Pesc” appariva (ed appare, forse) troppo filo-Putin per poter inquadrare l’incandescente dossier ucraino con la debita serenità e con la dovuta competenza. Alla fine, per rompere il muro di diffidenza eretto dai governi dell’est Europa, più che la caparbietà di Renzi c’è voluta l’accorta regia della Merkel abilissima nell’incastrare le posizioni di comando della governance comunitaria a vantaggio della Germania e degli altri arcigni custodi del rigore di bilancio.

Più che naturale, quindi, che al varco del suo debutto la Mogherini mostrasse il “viso dell’arme” e riservasse  i suoi primi strali proprio al capo del Cremlino annunciando che già “domani la Commissione preparerà il pacchetto” delle nuove sanzioni europee per la Russia e fissando a venerdì prossimo il giorno della decisione. Ancor più scontato che “lady Pesc” mostrasse tutti i quarti della propria “nobiltà” filoucraina ricordando agli immemori baltici di aver compiuto proprio a Kiev la prima visita dopo l’avvio del semestre di presidenza italiana. “Ho visto tra gli altri il presidente Poroshenko e Iulia Timoshenko, e non è stato un caso, ma una precisa scelta politica”, ha tenuto a precisare dicendosi dispiaciuta del fatto che proprio quella scelta “sia stata oscurata”.

In poche parole, se lo scopo della Mogherini consisteva nel fugare dubbi e perplessità dei partner, è facile che lo abbia raggiunto. Difficile, però, sostenere che il debutto odierno le consenta davvero di affrontare il terrificante tornante della semi-guerra in corso tra Russia ed Ucraina disponendo di soluzioni davvero comunitarie. Il rischio è che la perdurante logica del “sacro egoismo nazionale” spinga più di un governo a dire una cosa e a farne un’altra lasciando alla rappresentante italiana il compito di duellare con Putin. Del resto, a ben guardare, nell’eterna disputa tra le ragioni imposte della realpolitik (leggi Mosca) e le passioni dettate dal rispetto dei diritti umani e civili (leggi Kiev), al di là dei proclami ufficiali, molte posizioni nazionali formano ancora una grande zona grigia. Teniamolo presente.