L’Italia non esce dalla recessione. L’Istat: Pil in calo anche nel terzo trimestre

L’Italia rimane sempre nel tunnel della crisi, a dispetto delle mirabolanti promesse di Renzi e della mancetta degli 80 euro elargita  a maggio. Ci sarà pure un motivo se da qualche tempo segni di forte nervosismo arrivano sempre più frequentemente dal mondo economico e imprenditoriale italiano. La risposta arriva, secca e brutale, come una frustrata: «Una nuova flessione del Pil nel terzo trimestre dell’anno». Questo  triste e impietoso referto sullo stato di salute del malato Italia proviene dall’Istat.  Il dato è contenuto nell’indicatore anticipatore dell’Istat, indicatore aggiornato a luglio e realizzato in base a un insieme di variabili. L’indice è in «rallentamento», sentenzia la nota mensile dell’Istituto. Particolare significativo: nella precedente nota mensile, l’Istat stimava invece,  per il terzo trimestre, un andatamente leggermente positivo: permaneva, sì,  una sostanziale stagnazione dell’economia,  ma senza il meno davanti alla cifra.  La variazione era infatti pari a zero, con un intervallo di confidenza compreso tra +0,2% e -0,2%. Tutto ciò dopo che il Prodotto interno lordo del secondo trimestre aveva  chiuso in calo dello 0,2%, decretando la recessione tecnica. Ora, appunto, siamo ancora sotto lo zero.

Brutte notizie anche dal fronte dei prezzi. L’Istituto registra «il permanere dell’inflazione italiana su livelli vicini allo zero nei prossimi mesi». Alla recessione si assomma quindi la deflazione. E per lavoratori e imprese è sempre notte fonda. «Continua – si legge sempre sulla nota mensile dell’Istat–  la fase di debolezza ciclica dell’economia italiana che si accompagna al rallentamento dell’area euro». Tra tante brutte notizie, c’è però una nota leggermente positiva.  «Tuttavia – aggiunge l’Istat – il deprezzamento del cambio dell’euro verso il dollaro porterebbe ad una ripresa delle esportazioni». Insomma, se l’economia italiana potrà respirare un po’ di qui a qualche mese, non lo dovremo alle velleitarie iniziative del governo Renzi, ma alla capacità di Draghi e della Bce di immettere liquidità nel sistema bancario ed economico.