L’Isis decapita il giornalista Usa Steven Sotloff, il boia è lo stesso che ha ucciso Foley

E’ un videomessaggio di 2 minuti e 46 secondi ed è firmato Isis. Così il gruppo fondamentalista avrebbe annunciato la decapitazione del giornalista statunitense Steven Sotloff. Lo rivela il New York Times che cita, al proposito, il Site Intellingence Group. Ma il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha detto che non è in grado di confermare la decapitazione di Sotloff sottolineando che l’informazione data dal New York Times non può essere al momento verificata. Il boia che avrebbe decapitato il reporter americano Steven Sotloff sarebbe lo stesso responsabile della morte di James Foley, secondo la Cnn. A quanto pare nel video, prima della brutale uccisione di Sotloff, il boia si rivolge alla telecamera dicendo: «Obama, sono tornato e sono tornato per la tua arrogante politica estera contro» l’Isis. E ancora: «Vattene dall’Iraq.
Proprio cinque giorni fa la mamma del giornalista aveva lanciato uno straziante videomessaggio all’Isis diffuso dall’emittente al-Arabiya e sottotitolato in arabo rivolgendosi direttamente al leader del gruppo islamista Abu Bakr al-Bagdadi e implorandolo di liberare il figlio.
«Invio questo messaggio a lei, Abu Bakr al-Bagdadi al-Quraishi al-Hussaini, califfo dello Stato islamico. Sono Shirley Sotloff. Mio figlio Steven è vostro prigioniero. È un giornalista che si è recato in Medioriente per documentare le sofferenze dei musulmani nella mani dei tiranni. Steven è un figlio, un fratello, un nipote, leale e generoso. Un uomo onorevole che ha sempre cercato di aiutare i deboli».
Shirley Sotloff si rivolge direttamente ad al-Bagdadi, sollecitando la sua misericordia. «Come madre chiedo alla vostra giustizia di essere misericordiosa e di non punire mio figlio a causa di questioni su cui non ha alcun controllo. Vi chiedo di esercitare la vostra autorità per risparmiare la sua vita, seguendo l’esempio del profeta Muhammad che ha sempre protetto il popolo del Libro. Chiedo quello che chiede ogni madre, vivere per vedere i figli dei suoi figli. Vi supplico di concedemerlo».
Ma lo straziante messaggio è caduto, evidentemente, nel vuoto.
Il trentunenne reporter americano era stato rapito in Siria nell’agosto del 2013. Ed è poi riapparso nel drammatico filmato in cui l’Isis ha mostrato la decapitazione di un altro giornalista statunitense, James Foley. Nel video, di pochi giorni fa, i miliziani dissero che il destino di Sotloff dipendeva dalle future decisioni del presidente Barack Obama che aveva ordinato una serie di raid aerei contro i guerriglieri dello Stato islamico in Iraq.