Le forze dell’ordine: «Pronti allo sciopero». L’arroganza di Renzi: «Non accetto i vostri ricatti»

Scontro tra premier e uomini in divisa dopo l’annuncio del mancato sblocco contrattuale per il pubblico impiego. Sindacati di polizia e Cocer delle forze armate agitano lo spettro di un inaudito sciopero generale del comparto. Renzi replica duro e arrogante: «Sono pronto ad incontrarli, ma non cedo ai ricatti». Le forze di polizia mortificate dal governo Renzi rispondono in maniera forte all’ennesima presa in giro. I sindacati di polizia ed i Cocer delle forze armate dichiarano infatti lo sciopero generale del personale in divisa per protestare contro il mancato sblocco contrattuale annunciato dal ministro Madia. Arriva un comunicato di fuoco contro il governo che ha mantenuto il blocco degli stipendi per il quinto anno consecutivo, venendo meno a tante promesse. Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica – sottolineano –  siamo costretti, verificata la totale chiusura del governo a dichiarare lo sciopero generale». In caso di conferma del blocco nella legge di stabilità, sindacati e Cocer si dicono comunque pronti a «continuare a garantire la difesa, la sicurezza e il soccorso pubblico al nostro Paese, ma chiederemo le dimissioni di tutti i capi dei vari Corpi e Dipartimenti, civili e militari, e dei relativi ministri poiché non sono stati capaci di rappresentare i sacrifici, la specificità, la professionalità e l’abnegazione del proprio personale. La frattura che si creerebbe in tale scenario – sottolineano – sarebbe insanabile». Per tutta risposta da Renzi arriva solo arroganza. Il disastro del governo passo dopo passo miete vittime tra i soliti noti, dipendenti pubblici e pensionati. I sindacati sono furibondi e per alcuni comparti in particolare, come quello della sicurezza, il blocco dei contratti sarà pesante per le ricadute che comporterà. «Non comprendiamo la logica per cui si continua a prorogare il blocco dei contratti. La sensazione è che si seguiti a chiedere ai soliti noti per non toccare altri interessi che invece produrrebbero molte risorse», reagisce  il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.  I sindacati sono pronti a dare battaglia calcolando che i dipendenti pubblici perderanno in media, a causa del blocco dei contratti, se esteso fino al 2015, 4.800 euro, 600 dei quali nel prossimo anno.Gli imbarazzi si palesano anche all’interno del partito del premier. Inizia Nicola Zigaretti: «Questa è una brutta notizia per l’Italia, una pessima notizia per i lavoratori ed è anche un colpo alla nostra Regione a Roma dove è molto presente il lavoro pubblico», dice il presidente della Regione Lazio stigmatizzando la scellerata risposta che Renzi fornisce alla crisi. Non sfuggono gli imbarazzi interni al Pd, come fa notare il  senatore di FI Maurizio Gasparri: «Vedo che perfino esponenti del governo Renzi, come il sottosegretario Rossi, affermano che non è più mortificabile il comparto sicurezza-difesa. In realtà la specificità riguardante questo settore viene totalmente e una volta di più calpestata con il blocco della contrattazione». Già, le ricadute di questo blocco sono devastanti in questo settore chiave. «In commissione Affari costituzionali del Senato – ricorda Gasparri – alcuni mesi fa un ancora più autorevole esponente del governo, titolare di un dicastero, disse che sarebbe stato sbloccato il rinnovo contrattuale per il comparto sicurezza-difesa e sarebbe stato attuato il riordino delle carriere». Purtroppo tutte queste parole vengono spazzate via.