Lavoro, il Cnel vede nero: «Il potere d’acquisto dei salari è tornato indietro di un decennio»

«L’ipotesi di una discesa del tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, ovvero intorno al 7%, sembra irrealizzabile perché richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro»: è questa la prima “fotografia” che il Cnel invia al Paese, simulando diversi scenari occupazionali, nel Rapporto sul mercato del lavoro. Un quadro drammatico, quello del mondo del lavoro italiano, che emerge prepotentemente proprio nei giorni di feroci polemiche sul Jobs Act. «Nella definizione più ampia il tasso di disoccupazione è giunto a superare il 30% nel 2013, senza peraltro mostrare segnali di rallentamento nella prima parte del 2014», spiega il Cnel, allargando il campo anche agli inattivi disponibili e ai disoccupati parziali. E le prospettive non sono affatto rosee. «I progressi per il mercato del lavoro italiano non potranno che essere molto graduali. Il sistema, spiega, potrebbe iniziare a beneficiare di un contesto congiunturale meno sfavorevole non prima dell’inizio del 2015». E sarebbe, sottolinea, già “la migliore delle ipotesi”. Secondo l’istituto di ricerca, “la crisi ha provocato un forte aumento non solo della disoccupazione in senso stretto, che si riferisce ai senza lavoro che compiono azioni di ricerca attiva, ma anche – spiega il Cnel – del numero di sottoccupati e delle persone che hanno interrotto l’attività di ricerca perché scoraggiati o perché in attesa dell’esito di passate azioni di ricerca”. E talvolta chi lavora non se la passa molto meglio, basti pensate che “la quota di lavoratori a basso reddito è aumentata negli anni della crisi, superando nel 2011 i 2 milioni e 640 mila”, stima sempre il Cnel analizzando l’occupazione dipendente e spiegando che la soglia di povertà sotto la quale i lavoratori sono considerati “working poor” risulta pari a 6,9 euro l’ora. Guardando alle percentuali si tratta dell’11,7% degli occupati dipendenti. Tra gli autonomi, invece, la quota dei poveri risulta pari al 15,9%, per un totale di circa 756 mila lavoratori. Tuttavia, se confrontata con quella degli altri paesi europei, la quota di “working poor” in Italia, risulta in generale inferiore alla media Ue 27, pari al 17%.  Brutte notizie anche sui redditi: “Il potere d’acquisto dei salari ha registrato un andamento abbastanza peculiare, con un significativo incremento nelle prime fasi della crisi e una caduta altrettanto marcata negli anni successivi, che ne ha riportato il valore sul livello della metà degli anni duemila”. Si è quindi tornati indietro di quasi un decennio. Guardando all’intera “massa salariale” il Cnel stima una perdita complessiva del 6,7% tra il 2009 e il 2013.