Lavoro, arriva il contratto a tutele crescenti. Ma sull’art.18 si rinvia ai decreti delegati

Il contratto indeterminato a tutele crescenti è inserito nel nuovo testo dell’articolo 14 della legge delega sul lavoro. La novità , annunciata dal presidente del Consiglio, è contenuta nell’emendamento presentato dal governo. Il provvedimento dovrebbe sbloccare la situazione di impasse in cui si trovava il cosiddetto Jobs Act e congelare, almeno per il momento, il conflitto nel Pd e nella maggioranza. Ad esprimere soddisfazione per l’intesa raggiunta in sede di commissione al Senato, è l’ex ministro Sacconi  per il quale la nuova formulazione dell’articolo “prevede la redazione di un testo unico semplificato sulla disciplina complessiva dei rapporti di lavoro, sostitutivo dello Statuto dei lavoratori”. Nella delega sono infatti previsti il superamento del divieto delle tecnologie di controllo a distanza (art.4),  la flessibilità delle mansioni (art.13), la revisione delle tutele del lavoratore nel contratto indeterminato (art.18). La mediazione che  governo e relatore hanno individuato riguarda, in particolare, l’applicazione del nuovo contratto a tempo indeterminato, nel quale le tutele diventano progressive in relazione all’anzianità di servizio e alle nuove assunzioni. Per il fine rapporto dovrà essere previsto un indennizzo proporzionato al tempo di permanenza nell’azienda. Tra le novità contenute nel nuovo testo c’è anche l’introduzione, in via sperimentale, del salario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonché nei rapporti  di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi. In sostanza, si tratta di un provvedimento che, pur introducendo le novità indicate, cerca di aggirare l’ostacolo dell’art.18, (nel testo non c’è un esplicito riferimento al controverso articolo) rinviando alla delega ogni decisione definitiva. La stessa individuazione di un doppio canale tra vecchi e nuovi contratti rischia di ingenerare disparità e confusione, senza dar vita ad un regime di effettiva flexicurity, secondo le migliori esperienze europee. A seminare dubbi sulla possibilità che il nuovo testo, riveduto e corretto, possa tagliare il traguardo sono i sindacati della Cgil e della Uil.  Dubbi vengono sollevati sul fatto che la riforma possa davvero essere utile per abbattere l’enorme livello della disoccupazione soprattutto giovanile.