La sinistra delle tangenti e della samba: in Brasile lo scandalo delle mazzette petrolifere

Anche nel progressista Brasile volano le tangenti: l’ex direttore di Petrobras, Paulo Roberto Costa, attualmente in carcere per riciclaggio, ha rivelato alla polizia che il colosso brasiliano del petrolio sarebbe coinvolto in uno schema di mazzette a vari politici del Paese sudamericano. Lo riporta la stampa locale. Costa, divenuto collaboratore di giustizia, avrebbe fatto in particolare il nome di 12 senatori, 49 deputati e un governatore, esponenti di partiti della maggioranza di governo: Pt (Partito dei lavoratori, di sinistra, al quale appartiene anche il capo di Stato, Dilma Rousseff), Pmdb (Partito del movimento democratico brasiliano, di centro) e Pp (Partito progressista). Secondo l’ex manager, i politici citati ricevevano il 3% del valore dei contratti siglati da Petrobras all’epoca in cui lui era direttore dell’azienda, tra il 2004 e il 2012. Insomma, piove sul bagnato: il governo è in seria difficoltà in vista delle elezioni, tanto che vari ministri del governo di Dilma Rousseff, candidata a un secondo mandato per il Partito dei lavoratori (Pt) alle presidenziali del 5 ottobre in Brasile, sono addirittura entrati in ferie per sostenere più da vicino la campagna elettorale dell’attuale capo di Stato. Una richiesta – osserva la stampa locale – arrivata direttamente dall’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, che ha intensificato le sue apparizioni al lato della Rousseff dopo che i sondaggi l’hanno vista in calo. Tra i ministri convocati per coordinare la campagna, a partire dalla prossima settimana, ci sono Gilberto Carvalho (sottosegretario alla Presidenza), Ricardo Berzoini (Relazioni istituzionali) e Miguel Rossetto (Sviluppo agricolo). L’obiettivo è quello di cercare di avvicinarsi all’elettorato rappresentato dalla Chiesa cattolica e dai movimenti sociali. Intanto, la Rousseff – che le rilevazioni a livello nazionale mostrano tecnicamente alla pari con la sfidante del Partito socialista (Psb), Marina Silva – ha annunciato che, in caso di vittoria, cambierà radicalmente la squadra. Ma non è la politica che comanda, nel gigante sudamericano: trafficanti di droga e miliziani paramilitari impediscono ai candidati alle elezioni politiche di fare campagna elettorale in almeno 41 favelas di Rio de Janeiro. Lo rivela un rapporto del locale Tribunale regionale elettorale. In base al documento, il problema riguarda anche alcune baraccopoli pacificate dalla polizia, come Rocinha e Alemao. In altri casi, come a Vila Ipiranga, nella città satellite di Niteroi, per farli entrare i narcos impongono ai candidati di pagare un pedaggio di 10mila reais (circa 3.300 euro).