La sfida del martedì tra Giannini e Floris? A vincere è soprattutto la noia

La sfida dei talk show del martedì sera si è dissolta nel torpore, accolta da un pubblico annoiato dall’assenza di particolari novità “narrative”. Massimo Giannini col nuovo Ballarò conquista l’11,8% ma non convince come conduttore e soprattutto, tra Benigni e Prodi, la sua più che una Rai dell’era renziana sembra la Rai dei tempi dell’Ulivo. Giovanni Floris su La7 si ferma al 3,5 (meno di tutti gli altri talk della rete). E in ogni caso la serata se l’aggiudicano I Cesaroni. I tecnici del video bocciano sia Giannini che Floris per assoluta mancanza di originalità. Che la formula del dibattito televisivo sia un po’ stanca del resto non è una novità: colpa, soprattutto, del gruppo di ospiti che girano da una trasmissione all’altra ma sono sempre gli stessi, e dicono sempre le stesse cose. Colpa anche del clima “pacificato” che c’è nel Paese e che non presta il fianco a schermaglie e battibecchi. Del resto anche l’esordio di Piazza Pulita (quattro ore di diretta su Isis e venti di guerra contro l’Occidente) non è stato premiato dall’Auditel: solo il 4,5 di share.

La sfida Floris-Giannini non ha riservato sorprese, dunque. Il nuovo conduttore di Ballarò ha ancora parecchia strada da fare prima di risultare credibile. Aldo Grasso oggi sul Corriere lo “stronca” senza tanti complimenti: “Non basta essere una firma per condurre un programma”. E ne ha anche per Floris che replica se stesso: tutti e due i programmi che si sfidano “sentono il peso degli anni di Ballarò”. Renderli più accattivanti non sarà semplice, forse è addirittura impossibile.