La Scozia propende per la secessione. E allora arriva Elisabetta II

Forse sarà necessario un diretto intervento della Regina Elisabetta II. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, cupe e minacciose nubi si addensano nei cieli d’Inghilterra. Nubi provenienti dal nord dell’isola, dalle Highland di quella Scozia attraversata da un vento indipendentista che Drischia di scatenare una tempesta politica senza precedenti dalle parti del numero 10 di  Downing street, ma soprattutto di sbrindellare, stracciare la Union Jack, simbolo dell’unione britannica. Ecco perché, nel mentre i sondaggi danno un testa a testa con prevalenza per i Si all’indipendenza, nei tabloid di Londra si comincia a leggere della possibilità di un diretto intervento di Sua Maestà nella campagna referendaria. L’ultimo appello. La speranza unionista nelle mani dell’erede in linea diretta di quella Maria Stuarda decapitata, poco meno di mezzo millennio addietro, per ordine della prima Elisabetta. Quasi un segno del destino. E della disperazione. La vecchia Regina direttamente in campo. Una prima assoluta. Del resto il premier Cameron, dopo averlo snobbato per mesi e mesi, ha spiegato di non aver proprio pensato ad un piano B in caso di successo dei separatisti. Chi mai in effetti avrebbe potuto dar credito a quella possibilità? Giusto Sean Connery e un altro sparuto gruppo di sognatori, con tanto di kilt quadrettato e cornamuse al seguito, c’hanno sempre creduto. Ma la crisi economica e i sempre più precari sbocchi occupazionali per le giovani generazioni hanno negli ultimi anni gonfiato i vessilli separatisti rendendo possibile ciò che sembrava improbabile. Secondo tutte le rilevazioni demoscopiche infatti sono proprio le nuove leve, i giovani, i più entusiasti fautori della secessione scozzese. Glasgow, Dundee, Inverness oltre che ovviamente Edimburgo sono oggi la culla di questa nuova Scozia che non riconosce più il dominio di Londra. E una Scozia secessionista oggi  potrebbe fare da, involontario, apripista per altri focolai indipendentisti. A partire dall’Irlanda del Nord, ovviamente. Che cominci a compiersi una delle tante maledizioni contro la perfida Albione?