La bufala delle mozzarelle: blu, straniere e ora anche congelate

Mozzarelle di bufala e… bufale di mozzarella: purtroppo, contrariamente a quanto prescrive una nota legge matematica, in ambito alimentare cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto cambia. Eccome se cambia il prodotto! Così, dopo il fiordilatte fosforescente che malauguratamente diventava blu, rischiavano di finire in commercio anche 350 tonnellate di cagliata congelata destinata alla produzione di formaggi a pasta filata, come le mozzarelle (pari al valore di un milione e cinquecentomila euro), fortunamente sequestrate dai Nas nel Bresciano nell’ambito di una serie di controlli a vari caseifici. Un’operazione che ha fatto emergere modalità inqueitanti di acquisto e trattamento di prodotti alimentari tra i più diffusi, da parte di proprietati dissennati che, dopo aver acquistato la merce casearia da stabilimenti tedeschi e lituani, l’avevano sottoposta a frazionamento in pani di circa 15 kg ciascuno, a congelamento e successivo stoccaggio in celle frigorifere a -18 C, “omettendo” di riportare sull’etichetta la data di scadenza. Non solo: l’azienda in questione non aveva previsto nel proprio manuale di autocontrollo le procedure per prevenire i rischi sanitari derivanti dal congelamento dei prodotti a base di latte, né i criteri per la determinazione della vita commerciale di alimenti preventivamente surgelati. Nel caso in questione, allora, il sequestro dei Nas ha permesso di evitare ogni possibile rischio per la salute dei consumatori, impedendo che giungessero sul mercato merci potenzialmente nocive: ma chissà in quante altre occasioni prodotti alterati, dalla dubbia provenienza e dalla ancor più inquetante manipolazione, finiscono sui banchi di negozi e supermercati. Un giro di affari evidentemente redditizio, quello delle truffe alimentari, che rende molto a fronte di sanzioni amministrative risibili – specie se considerate in rapporto allo smercio chissà quante volte andato a buon fine e al rischio per la salute degli utenti – pari a poco più di 10 mila euro.

Come sottolineato da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, allora, una volta di più l’operazione dei Nas è la «dimostrazione di quello che diciamo da sempre: ossia che una mozzarella su quattro in vendita in Italia non è ottenuta direttamente dal latte, ma da semilavorati industriali, chiamati cagliate, che vengono dall’estero senza alcuna indicazione in etichetta». Una grave lacuna normativa, quella della mancanza di codici giuridici obbligatori in materia di indicazione di origine del latte in tutti i prodotti lattiero caseari, indispensabili a garantire la trasparenza dell’informazione e la salute dei consumatori. Una carenza legislativa che accentua, se possibile, la mancanza di un codice deontolgico di riferimento di molti produttori e distributori spregiudicati.