Isis, al via i raid Usa sulla Siria. I jihadisti rapiscono un francese. Parigi: «Non cediamo alle minacce»

Sono scattati nella notte i primi raid americani contro l’Isis. A darne notizia con un tweet è stato il comando centrale del Pentagono. I bombardamenti sono in corso in Siria e vengono condotti con caccia, bombardieri e missili cruise Tomahawk, lanciati da navi che incrociano nella regione. Il Pentagono ha chiarito che l’operazione è condotta insieme alle «nazioni partner», fra le quali non vi sarebbe alcun Paese europeo. Numerosa, invece, la presenza araba: secondo fonti dell’amministrazione americana, citate dai media Usa, alle operazioni starebbero partecipando Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania, Bahrein e Qatar. E a confermare la presenza della Giordania è stato direttamente il ministero della difesa di Amman, che ha divulgato un comunicato citato dalla tv panaraba al Arabiya. La Siria, invece, ha fatto sapere di essere stata informata dagli Usa delle operazioni attraverso il proprio rappresentante all’Onu. Prima che i raid scattassero Barack Obama aveva anche informato il Congresso e parlato personalmente lo speaker della Camera.

I bombardamenti, che andranno avanti per ore, starebbero interessando l’area nel Nordest del Paese in cui si trova la città di Raqqa, che i jihaidisti del califfato hanno eletto come loro capitale. Qui, secondo le informazioni fornite da una Ong, nelle prime ore della mattina sarebbero stati uccisi una ventina di miliziani. Altri 22 sarebbero morti nell’altra zona interessata dai raid: un’area al confine con l’Iraq dove si trovano edifici che i terroristi utilizzano come depositi e hub logistici.

L’inizio dei bombardamenti ha coinciso negli Usa con l’innalzamento dell’allerta per la sicurezza nazionale, anche se le autorità statunitensi hanno fatto sapere di non aver registrato minacce specifiche di attacchi contro obiettivi americani. Tensione alle stelle, invece, in Francia per la minaccia dei terroristi di uccidere un cittadino francese rapito mentre era in vacanza in Algeria. L’uomo, 55 anni, è stato sequestrato in Cabilia mentre faceva trekking ed è stato usato come arma di ricatto dai jhiadisti che hanno minacciato di ucciderlo nell’arco di 24 ore se Parigi non fermerà i raid aerei sulle postazioni dello Stato islamico in Iraq. «È escluso che la Francia ceda alle minacce di un gruppo terroristico», ha risposto il ministro degli Esteri, Laurent Fabius. «Un gruppo terrorista non può influenzare la posizione della Francia», ha insistito il titolare del Quai d’Orsay, chiarendo che per tentare di ritrovare l’uomo e farlo liberare «la cooperazione tra la Francia e l’Algeria è totale».