Il sindaco di Bologna disobbedisce (alla legge) e al prefetto: «Sulle nozze gay non torno indietro»

Sergio Lo Giudice e Michele Giarratano hanno posato sorridente con la carrozzina del figlio Luca in piazza Maggiore a Bologna. È stato il primo giorno per le coppie omosessuali per iscriversi all’archivio di stato civile di Bologna, prima città italiana ad averlo istituito. Un provvedimento che ha provocato un vero e proprio scontro senza precedenti tra il sindaco del Pd, Virginio Merola e il prefetto della città, Ennio Mario Sodano. «Con riferimento – ha risposto il prefetto a Merola – alla nota datata 26 luglio 2014 con la quale la signoria vostra ha comunicato di aver disposto che i delegati alla funzione di stato civile provvederanno a trascrivere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, si chiede di procedere alla revoca della disposizione atteso che il nostro ordinamento non ammette tale trascrizione». Una contestazione tecnica, quella del prefetto Sodano, sulla quale l’esponente Pd vuole invece condurre una crociata politica: «La nostra è una battaglia di civiltà, per cui non revoco il provvedimento e se riterrà opportuno interverrà il prefetto», ha replicato polemicamente Merola. «Il prefetto l’ho informato tempo fa – ha aggiunto Merola – Questo non è un tema del prefetto, ma risponde a indirizzi ministeriali. È la conferma che c’è una discordanza tra le norme europee e quelle del nostro Paese. Questa circostanza dovrebbe convincere il Parlamento ad approvare una legge per dare certezza del diritto a queste persone». Per il consigliere comunale di Ncd, Valentina Castaldini, che per prima ha diffuso la notizia della nota della Prefettura, «un sindaco che disobbedisce a un prefetto è un messaggio rischioso». «Il sindaco in questo modo perde tanto tempo – ha aggiunto – tra conferenze stampa e risposte a domande. Ha tenuto nascosto alla città che l’atto esisteva. Il sindaco si deve occupare della città e non della legislazione nazionale».