Il centrodestra boccia Renzi: sulla scuola è ancora ostaggio dei figli del Sessantotto

Renzi sulla scuola? Bocciato senza neanche essere rimandato a settembre. A leggere le dichiarazioni degli esponenti di centrodestra, i dodici punti del governo convincono poco o per niente. In una nota Gianni Alemanno, membro dell’Ufficio di Presidenza di Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale osserva: «Non c’è nessun riferimento al merito, alla selezione e alla partecipazione e responsabilizzazione degli studenti alla vita della scuola. La vera rivoluzione di cui ha bisogno la nostra istruzione scolastica è un forte ritorno al merito che deve ridare qualità agli studi e valore ai titoli. Non si esce dalla disoccupazione giovanile con le buone intenzioni o con la solita “panna montata” ma con una forte inversione di rotta che cancelli dalla scuola quella cultura sessantottina che ancora oggi impone egualitarismo, mancanza di ogni forma di selezione e massificazione dei percorsi educativi. Matteo Renzi, alla prova dei fatti – conclude l’ex sindaco di Roma – delude ancora una volta e rimane schiavo delle ideologie egualitarie della sinistra». Più indulgebte il commento della responsabile nazionale Scuola e Università di Forza Italia, Elena Centemero. «All’interno del documento del governo sul patto educativo ci sono una serie di punti che noi condividiamo e abbiamo sempre sostenuto», puntualizza la deputata, ricordando in particolare che «è stato proprio il governo Berlusconi a istituire per la prima volta il Fondo per il merito per premiare gli insegnanti più capaci. Quindi – spiega – se si parla di merito e di valutazione delle scuole, ai fini del miglioramento del servizio offerto, noi di Forza Italia non possiamo che essere d’accordo. Ciò che invece ci preoccupa – osserva – è la mancata indicazione delle coperture per provvedimenti come l’assunzione dei precari». Dal sindacato vicino alla destra il giudizio è ancora più negativo. «Ancora una volta ci troviamo di fronte all’esposizione di concetti abbastanza astratti, che dimostrano solo quanto il governo ignori il funzionamento della scuola italiana». A dichiararlo il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo. «Senza lo stanziamento delle risorse necessarie, nessuna concreta miglioria potrà essere apportata al nostro sistema scolastico. Anche il tanto decantato azzeramento del precariato, che attendiamo fiduciosi, è dovuto solamente – osserva – a quanto impostoci dall’Europa per evitare altre sanzioni che andrebbero ad aggravare ulteriormente la situazione della spesa pubblica, a tutti ben nota». Liquida la riforma con un “cinguettio” il leader de La Destra, Francesco Storace: «Dice che è perfido pensare che ai precari della scuola si promettono 150mila assunzioni a settembre 2015 perché si vuole votare ad aprile». Da Forza Italia, una voce particolarmente critica è quella di Mara Carfagna: «La differenza tra Renzi e Berlusconi è semplice: Renzi promette 150mila assunzioni con nuova spesa pubblica; Berlusconi con le sue riforme creò  un milione di nuovi posti di lavoro. Questa è la differenza tra noi e loro: noi abbiamo sempre avuto a cuore il taglio di tasse, loro l’aumento di spesa». Ancora più icastico il commento di Fabio Rampelli: «Un progetto che somiglia a un libro dei sogni senza le necessarie coperture economiche», formulato da  «un affabulatore». «Il resto – conclude il capogruppo di FdI-Alleanza nazionale – sono linee guida, appunto. Che non si negano a nessuno. Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno».