I genitori del giovane decapitato danno una lezione all’estremismo islamico (e a Obama)

Prima un messaggio in inglese, per ricordare il figlio, decapitato dagli estremisti islamici, che «non era un eroe». Poi le parole di sfida ai jihadisti dell’Isis e al loro leader in arabo: «Avete violato l’Islam». La famiglia di Steven Sotloff rompe il silenzio e a 24 ore dalla diffusione del video sulla decapitazione del figlio, 31 anni, per mano dei miliziani dello Stato islamico, decide di rivolgersi direttamente al “califfo” attraverso un amico di Steven, e usando parole molto forti. «Ho un messaggio per Abu Bakr al-Baghdadi», ha detto il portavoce della famiglia, Barak Barfi, insegnante di arabo. «Il mese di ramadan è il mese della pietà. Dov’è la sua?». «Wayluk», ha aggiunto poi Barfi, usando una parola in arabo che vuol dire “commettere un grande peccato”. E ancora: «Dio non ama gli aggressori. Io sono qui a discutere con gentilezza. Non ho una spada in mano e sono pronto per la sua risposta», ha proseguito Barfi. Il messaggio della famiglia è stato trasmesso integralmente dalla televisione saudita satellitare Al Arabiya, in apertura di un servizio dedicato alle decapitazioni degli ostaggi dei terroristi dell’Isis. Ma la notizia è stata riferita anche da diverse altre emittenti del mondo arabo, tra cui al Jazira, e sui principali siti come il quotidiano libanese An Nahar, che ha titolato il suo servizio: «La famiglia Sotloff sfida i jihadisti sull’Islam». Dopo aver letto il comunicato della famiglia, che conteneva anche qualche passaggio dal Corano, il portavoce dei Sotloff si è rivolto ai numerosi giornalisti in attesa davanti alla loro abitazione a Miami. «Oggi, siamo addolorati. Questa settimana piangiamo. Ma emergeremo da questo calvario… non permetteremo ai nostri nemici di tenerci in ostaggio con la sola arma che hanno in loro possesso: la paura. Non dimenticheremo». Barfi ha anche raccontato alcuni dettagli sulla vita di Steven: era un tifoso del football americano e amava il cibo-spazzatura, la serie tv South Park e parlare di golf con il padre. Steven, che aveva anche la cittadinanza israeliana, non era un «fanatico della guerra», ma «voleva solo dare una voce a coloro che non l’avevano», ha riferito l’amico. Il freelance era combattuto tra lo scegliere una vita comoda negli Usa e il suo desiderio di viaggiare nelle zone devastate dalla guerra. Alla fine è stato il mondo arabo a conquistarlo e i suoi articoli sono stati pubblicati da Time e Foreign Policy. «Steve non era un eroe. Come tutti noi, era un uomo semplice che cercava di trovare del buono nascosto in un mondo di tenebre», ha detto Barfi. «Ha infine sacrificato la sua vita per raccontare le storie di coloro che soffrono al mondo. Aveva un animo gentile di cui ora si dovrà fare a meno». Il comunicato della famiglia Sotloff segue le dichiarazioni del presidente americano Barack Obama che da Tallin, ha ribadito: «Non ci faremo intimidire. Faremo giustizia». Il presidente ha quindi annunciato che gli Usa formeranno una coalizione internazionale per «neutralizzare e distruggere» lo Stato islamico. Ma a usare parole ancora più forti contro l’Isis è stato il vicepresidente Usa, Joe Biden: «Li inseguiremo fino alle porte dell’inferno».