Hong Kong, Clegg convoca l’ambasciatore cinese ma Pechino ribadisce: non interferite

La questione sta diventando spinosa, per il governo di Hong Kong, per la Cina e anche per l’Occidente. I ragazzi, che da giorni “occupano” le strade centrali dell’isola, non si spostano ma neanche creano disordini. I leader della protesta studentesca per la democrazia hanno espresso la volontà di incontrare, già nelle prossime ore, il capo del governo di Hong Kong, Chun-ying Leung, che ha chiesto la fine immediata delle manifestazioni in corso. Gli stessi leader hanno comunicato che i luoghi occupati in questi giorni verranno chiamati “Piazza della Democrazia”. Nella mattinata, il capo del governo di Hong Kong Chun-ying Leung in una dichiarazione alla stampa ha sostenuto che alcuni servizi essenziali hanno avuto difficoltà a causa del blocco di alcune delle principali arterie messo in atto dai manifestanti. «I leader della protesta avevano promesso che avrebbero messo fine al movimento se fosse diventato violento», ha sottolineato. Leung ha inoltre respinto l’invito a dimettersi che gli è stato rivolto dai gruppi democratici del territorio. Le dimissioni di Leung sono diventate la richiesta principale delle decine di migliaia di giovani che stanno protestando nelle strade dopo il brutale intervento della polizia di domenica notte, che ha provocato il ferimento di decine di persone. Leung ha aggiunto che il governo di Pechino – che ha l’ ultima parola sul destino di Hong Kong – non cambierà idee per le manifestazioni. Il capo del governo – chiamato “chief executive” nel lessico politico del territorio – ha anche escluso un intervento contro i manifestanti dell’Esercito di liberazione popolare cinese. «Ho piena fiducia nelle nostre forze di polizia», ha affermato. Da parte sua Pechino fornirà al governo di Hong Kong sostegno contro le manifestazioni definite illegali nell’ex protettorato britannico. Così la portavoce della diplomazia cinese Hua Chunying: «Sosteniamo totalmente il governo della regione autonoma speciale di Hong Kong per affrontare il problema delle attività illegali» dei manifestanti, ha detto. Pechino ha così voluto appoggiare il governo dell’isola nella sua richiesta di fine immediata delle proteste dei manifestanti, che si battono per ottenere il suffragio universale senza il controllo delle candidature da parte cinese. «Alcuni Paesi si sono pronunciati in merito alla vicenda (Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia), ma gli affari di Hong Kong sono affari interni cinesi, quindi invitiamo i soggetti esterni a non interferire in alcun modo», ha proseguito la portavoce del governo di Pechino. Per tutta risposta, il vicepremier britannico, Nick Clegg, intende convocare l’ambasciatore cinese a Londra per esprimere allarme sulla gestione delle elezioni a Hong Kong, come ha fatto sapere la Bbc. C’è un clima molto teso nel Paese, e davveronessuno potrà prevedere come finirà; quello che la CIna certamente non vuole, è una seconda Tienanmen davanti agli occhi del mondo.