Hamas e Fatah trattano e trovano l’intesa: verso un governo unitario nella Striscia di Gaza

Se l’intesa raggiunta oggi al Cairo sara’ confermata dai fatti, la Striscia di Gaza è destinata a non essere più la stessa: il governo di unita’ nazionale palestinese, insediatosi ad aprile di quest’anno su mandato del presidente moderato Abu Mazen (Mahmoud Abbas), si appresta infatti a prendere «l’immediato controllo» dell’enclave passata nel 2007 nelle mani degli islamici di Hamas dopo un sanguinoso conflitto interno. L’accordo, annunciato nel primo pomeriggio dopo una trattativa fiume, rappresenta un passo forse decisivo che da un lato sembra stemperare la polemica riapertasi nelle ultime settimane tra al-Fatah (la parte politica di Abu Mazen) e Hamas; e dall’altro potrebbe consentire con piu’ facilita’ di raggiungere un compromesso con Israele nei negoziati indiretti mediati dall’Egitto che proseguiranno dopo le festivita’ ebraiche. Ma può anche facilitare la Conferenza dei paesi donatori prevista il 12 ottobre, momento nodale per le speranze di ricostruzione della Striscia dopo le devastazioni dell’ultima operazione militare e il rilancio dell’economia locale. Inoltre – secondo quanto riferiscono fonti citate dai media israeliani – Hamas avrebbe anche acconsentito a dare il proprio sostegno al piano diplomatico del leader palestinese – che probabilmente egli ribadira’ nel suo discorso di domani all’Onu – per stabilire uno Stato entro i confini del 1967. «Fatah e Hamas – ha spiegato Jibril Rajoub membro della delegazione del partito di Abu Mazen – hanno raggiunto un accordo completo per il ritorno del governo di unita’ nella Striscia di Gaza». Fatto confermato anche dalle dichiarazioni di Abu Marzouk, un dirigente di Hamas di base al Cairo. La parola ‘ritorno’ sembra avere un significato relativo visto che gia’ prima del conflitto con Israele, il governo di consenso nazionale – guidato da Rami Hamdallah e osteggiato dallo stato ebraico per l’unione con Hamas – non ha mai avuto un controllo effettivo dell’enclave palestinese. La guerra ha poi approfondito la situazione tanto che Abu Mazen nelle scorse settimane aveva minacciato di far saltare l’intesa accusando la dirigenza di Hamas di continuare a mantenere «un governo parallelo». E Hamas da parte sua aveva ribattuto rimproverando il leader di Ramallah di non pagare gli stipendi dei circa 45mila impiegati pubblici della Striscia. Proprio a questo proposito oggi il capodelegazione di Fatah al Cairo, Azzem Ahmed, ha assicurato che «tutti gli impiegati saranno pagati dal governo unitario perché sono tutti palestinesi e questo e’ il governo di tutti i palestinesi». Secondo l’intesa odierna, il governo di Hamdallah (con cinque ministri indipendenti che vengono da Gaza) avra’ i pieni poteri con la responsabilita’ di guidare la ricostruzione nella Striscia e gestire i valichi di transito, uno dei punti piu’ spinosi anche nelle trattative complessive con Israele. In questo senso, secondo quanto spiegato da Marzouk, il controllo dei passaggi di frontiera sara’ anche agganciato al piano delle Nazioni Unite preannunciato nelle settimane scorse. «L’Onu – ha aggiunto Marzouk – raggiungera’ un accordo con Israele e il governo di unità palestinese su come far funzionare i valichi». Da li’ dovranno passare infatti merci e materiali vitali per la Striscia, ma lo Stato ebraico ha gia’ fatto sapere di volere garanzie precise per evitare che nulla sia usato per il riarmo delle fazioni radicali o l’edificazione di nuovi tunnel sotterranei. Dall’intesa resta d’altronde escluso per ora il valico di Rafah, fra Gaza ed Egitto. In attesa che il nuovo accordo superi la prova dei fatti.