Gran Bretagna, jihadisti pentiti: «Non ne possiamo più, vogliamo tornare a casa»

Ci sono decine di jihadisti britannici disillusi e stanchi di combattere fra le file di un gruppo affiliato all’Isis in Siria che chiedono di tornare nel Regno Unito. È quanto si legge in prima pagina sul prestigioso Times di Londra, secondo cui un intermediario di circa 30 militanti si è rivolto al Centro studi per il radicalismo e la violenza politica (Icsr) del King’s College di Londra per chiedere aiuto. Il gruppo di jihadisti “pentiti”, sempre secondo il Times, teme di subire lunghe condanne al carcere una volta ritornati in patria ed è pronto a sottoporsi al programma contro il radicalismo islamico del governo di Londra e a forme di sorveglianza. Sarebbe la prima volta che jihadisti britannici in Siria e Iraq mostrano segni di crisi nel loro sostegno alle brutali milizie dell’Isis. Di recente il governo di Londra ha innalzato l’allerta terrorismo temendo il ritorno dei circa 500 volontari partiti per il Medio Oriente, di fronte al rischio che commettano atrocità nel Regno Unito.

Tra le molte dichiarazioni (quasi tutte di principio) del vertice della Nato ce n’è una relativa anche a questo argomento: la creazione di una task force multinazionale per bloccare il flusso di combattenti stranieri che arrivano in Siria e da lì approdano in Iraq. Lo ha sottolineato una nota congiunta del segretario di Stato Usa, John Kerry, e del capo del Pentagono, Chuck Hagel. La coalizione internazionale anti-Isis – si legge – dovrà inoltre dare sostegno militare all’Iraq, contrastare le forme di finanziamento dell’Isis, affrontare le crisi umanitarie e delegittimare l’ideologia dell’Isis. «I combattenti stranieri rappresentano una grave minaccia per gli alleati della Nato», affermano Kerry e Hagel aggiungendo che «lavoreremo di concerto per annullare ogni fonte di entrata per l’Isis, anche sul fronte del commercio dei prodotti petroliferi. E – si legge ancora nella nota – riterremo responsabili tutti coloro che violeranno i divieti internazionali su tale commercio». Il vertice della Nato ha deciso di incrementare lo scambio di informazioni tra i suoi Paesi membri e partner per la lotta contro i foreign fighters. Lo ha detto il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen. Quanto il problema dei volontari islamici del terrore sia attuale, lo dimostra il fatto che un cittadino giordano, Yousef Dawud Ismail Ghazal, 40 anni, è stato espulso dalla Bosnia in quanto «persona che elargisce aiuti finanziari a un certo numero di appartenenti al movimento wahabita in Bosnia» e che, secondo indizi, «è in contatto con persone della rete di terrorismo internazionale». Ghazal era andato in Bosnia durante la guerra 1992-95 e ha sposato una bosniaca, con la quale oggi ha cinque figli, e poi ha lasciato il Paese. Ha cercato più volte di ritornare, ma le autorità bosniache gli hanno sempre negato il visto. Ultimamente, però, è riuscito a entrare in Bosnia più volte grazie a un visto Schengen croato. Pochi giorni fa è stato individuato a Zenica, in Bosnia centrale, dove ha registrato una ditta a nome della moglie, dopo che la donna lo aveva denunciato per violenza in famiglia. Sul conto della ditta aveva depositato oltre 250.000 euro.