Gli avversari di papa Bergoglio escono allo scoperto e bocciano la comunione ai divorziati

La spaccatura ora è netta. Cinque cardinali dicono no alla comunione ai divorziati. In vista del prossimo Sinodo di ottobre sulla famiglia nella Chiesa si apre la discussione: da una parte ci sono i seguaci della tradizione preoccupati di applicare in maniera rigorosa ogni singola parola della dottrina, dall’altra ci sono i revisionisti propensi ad accogliere e aprire le braccia alle coppie che hanno alle spalle dolorosi fallimenti e si sono rifatte una nuova famiglia. Le aperture del Pontefice sono note:  il cardinale tedesco Walter Kasper, incaricato da Francesco di occuparsi della questione, al Concistoro straordinario del 20 e 21 febbraio aveva parlato di “misericordia” verso i divorziati risposati. A giugno è stato diffuso il testo “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, il cosiddetto Instrumentum Laboris, in cui  si ricorda la prassi delle Chiese orientali, citata anche da Bergoglio, (che offre l’opportunità «di un secondo o terzo matrimonio con carattere penitenziale»). Ora arriva la dura opposizione di cinque cardinali a questa linea. Un’opposizione che esprimono con il “non possumus”. La nota risposta di Papa Clemente VII a Enrico VIII che chiedeva lo scioglimento del suo matrimonio  con Caterina d’Aragona (che non gli aveva dato un erede maschio) e che diede origine allo scisma anglicano, viene infatti citata più volte nel libro (anticipato dal Corriere della SeraPermanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica (esce in contemporanea il 1° ottobre in Italia e negli Stati Uniti). Il curatore del testo Robert Dodaro, preside dell’Istituto patristico Augustinianum di Roma, spiega che gli autori sono uniti nel sostenere fermamente che «il nuovo Testamento ci mostra Cristo che proibisce senza ambiguità divorzio e successive nuove nozze sulla base del piano originario di Dio sul matrimonio disposto da Dio in Gen. 1,27 e 2,24».

A firmare il testo sono il guardiano dell’ortodossia Gehrard Ludwig Muller (nella foto) nominato da Benedetto XVI prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e i cardinale Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica. Walter Brandmuller, presidente emerito del Pontificio Comitato di scienze storiche, Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e teologo vicino a Papa Giovanni Paolo II e infine Velasio de Paolis, presidente emerito della Prefettura degli affari economici. E quattro studiosi, Robert Dodaro, Paul Mankowski, John M. Rist e monsignor Cyril Vasil.  Nel testo si contesta la “soluzione misericordiosa” «al divorzio sostenuta dal cardinale Kasper». Una soluzione che «non è sconosciuta  nella Chiesa antica, ma di fatto nessuno degli autori giunti a noi e che noi consideriamo autorevoli la difende. Anzi, quando la accennano, è piuttosto per condannarla come contraria alla Scrittura. Non c’è niente di sorprendente in questa situazione: gli abusi ci possono essere occasionalmente, ma la loro mera esistenza non garantisce che non siano abusi, tanto meno che siano modelli da seguire». E infine: «La pratica  ortodossa orientale attuale della oikonomia nei casi di divorzio e seconde nozze ha origine per lo più nel secondo millennio, e sorge in risposta alla pressione politica degli imperatori bizantini della Chiesa». L’oikonomia è  il modo in cui la Chiesa ortodossa gestisce la situazione dei fedeli divorziati ammettendoli a seconde nozze religiose dopo un periodo di penitenza. Ma il “no” è secco. Per supportare la tesi rigorista  i cardinali evocano anche l’immagine della donna adultera alla quale Gesù disse «va e non peccare più». La misericordia di Dio, si legge nel libro, non ci dispensa dal seguire i suoi comandamenti. Ergo le coppie divorziate sono adultere e quindi non possono ricevere la comunione. Tesi note e arcinote che non sorprendono per i loro contenuti quanto per il fatto che vengano espresse in un libro pubblicato a pochi giorni dell’apertura del Sinodo della famiglia e che fanno uscire allo scoperto gli avversari di Papa Bergoglio. Gli stessi che Papa Francesco con grande capacità politica (tipica dei gesuiti) farà sedere tra gli scranni del Sinodo.