Gentili signore, ecco la grammatica “femminista”: un asterisco vi salverà dal dominio dei maschi…

Metti che devi fare una conferenza, metti che non puoi iniziare con “gentili signori” (perché questo esclude le donne), puoi optare per il neutro “gentile pubblico” oppure aggirare l’ostacolo dando la precedenza alle “gentili signore” e subito dopo aggiungere anche i “signori”. Se ti fai tutti questi problemi, se un oratore che sta lottando contro le “dissimetrie” grammaticali e semantiche che penalizzano il genere femminile nella lingua corrente. Il Corriere ci informa che a Trieste l’università ha stilato (d’accordo anche con il Comune e con l’ateneo di Udine) un protocollo affinché ci si impegni a promuovere un linguaggio che registri anche la presenza del femminile. E pazienza se questo trend (in voga negli Usa negli anni Novanta e giunto da noi con un po’ di ritardo) potrà comportare espressioni come “professora” al posto di professoressa o anche “sindaca” o ancora “questora”. Al limite, siamo ancora nell’ambito di un vocabolario accettabile.

Dove si sfiora il ridicolo, però, è quando si chiede di non coniugare al maschile i verbi, per cui dovremmo scrivere non “studentesse e studenti sono invitati” ma “studentesse e studenti sono invitat*” adottando un pudico asterisco (*)a coprire l’offensiva desinenza al maschile.

Infine, da ricordare, il cognome di un personaggio femminile non vuole l’articolo perché dire “la” Boldrini, “la” Bindi, “la” Bonino ecc. ecc. risulterebbe irrispettoso. C’è da domandarsi tuttavia quanto giovi tutto questo alla parità di genere perché, in buona sostanza, dobbiamo decidere se la dignità femminile esiste a prescindere dal linguaggio che la rappresenta o se è il portato di un’apposita grammatica. Nel primo caso si è “realisti”, nel secondo si replicano (e in modo assai stucchevole) gli alambicchi dei “nominalisti” medievali. Ricordiamo, da ultimo, che il genere femminile è “realista” per natura e per cultura, visto che le donne sono sempre state distanti dal razionalismo sistematico degli uomini, mostrandosi dedite alla fisicità, alla naturalità, al sentimento che ne costituiscono l’essenza più intima e profonda (al di là e oltre i regolamenti universitari).