Francia, ai gay negato il ricorso alla provetta ma se il figlio nasce all’estero potrà essere adottato

La Corte di Cassazione francese autorizza le adozioni all’interno delle coppie gay per figli nati “in provetta” all’estero. Di fatto, in questo modo dà il via libera a una pratica che aggira la legge nazionale. Secondo la Suprema corte d’Oltralpe, infatti, in una coppia di donne la partner potrà adottare il figlio della compagna nato con il ricorso a una tecnica di procreazione assistita all’estero, anche se questa tecnica in Francia non è consentita agli omosessuali. Per la Corte questa questione «non può rappresentare un ostacolo» né va considerata una «frode alla legge». In Francia, «a certe condizioni questa pratica medica è autorizzata. Il fatto che la donna vi faccia ricorso all’estero non viola i principi della legge francese», scrivono i giudici, ricordando che anche «l’adozione può essere autorizzata solo a certe condizioni e nell’interesse del bambino».

L’intervento della Corte di Cassazione era stato chiesto dai tribunali di Avignone e di Poitiers in seguito ad alcuni giudizi contraddittori, per regolamentare una situazione di «instabilità giuridica» che si è creata dopo il voto della legge sul matrimonio per tutti, nel maggio 2013, che ha autorizzato le nozze gay ed esteso alle coppie omosessuali anche il diritto ad adottare i bambini. Ma non è solo il caso particolare a creare controversi nell’applicazione di questa legge. Come riporta Tempi.it, il mondo gay ritiene che la normativa non sia sufficiente a tutelare i propri diritti e denuncia discriminazioni nel percorso per arrivare all’adozione. Secondo l’Associazione dei genitori e dei futuri genitori gay o lesbiche (Apgl), infatti, alcuni psicologi farebbero «domande insidiose» alle coppie omosessuali, cercando di «coglierle in fallo». «Noi abbiamo l’impressione di non ricevere lo stesso trattamento delle coppie eterosessuali», sostiene l’associazione, aggiungendo che nelle commissioni giudicanti, il Consiglio di famiglia, sarebbero presenti «rappresentanti di associazioni familiari conservatrici, che bloccano apposta i dossier sui candidati omosessuali».

Per questo, anche alla luce del fatto che la maggior parte di Paesi esteri non accetta le adozioni omosessuali, i gay francesi avanzano una nuova pretesa: «Assicurare l’imparzialità dei Consigli di famiglia, vigilando sulla loro composizione e garantendone l’uguaglianza». Una eventualità che poi in termini pratici potrebbe tradursi in una pratica esattamente opposta, ovvero nella composizione di Consigli che abbiano ricevuto prima il placet delle associazioni gay. Ma, secondo diverse associazioni attive da anni nel settore, dietro a queste richieste potrebbe esserci anche un altro obiettivo: la creazione di quote gay fra i bambini adottabili. «Temiamo una modifica insidiosa della composizione dei Consigli di famiglia». «L’obiettivo è quello di arrivare ad avere delle quote di bambini riservati alle coppie omosessuali in nome del diritto al figlio», ha commentato a Le Figaro il portavoce dell’associazione Les Adoptés, Benoît de Saint-Sernin, sottolineando l’assurdità di dover cambiare delle regole che hanno sempre funzionato.