Erri De Luca fa la vittima: «Mi condanneranno, resto convinto che i No-Tav siano ribelli civili»

Sentir parlare un’idolo della sinistra, Erri De Luca, di «libertà del pensiero» e di «criminalizzazione del dissenso» fa un certo effetto. Perché per anni, da una situazione comoda, seduti su una poltrona, tra un salmone e una “erre moscia”, gli intellettuali di sinistra hanno sempre puntato il dito contro il pensiero altrui e contro il dissenso manifestato da chi non era dalla loro parte. Ora invece la situazione è cambiata e persino gli “intoccabili” finiscono nella rete. Erri De Luca è scivolato per i suoi “incoraggiamenti” ai “bravi ragazzi” che si battono contro l’Alta velocità: «La Tav va sabotata, le cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti». Parole che l’hanno portato dritto in un’aula di tribunale: «A gennaio, nel processo, mi comporterò da parte lesa», ha detto con un certo vittimismo a Repubblica. «Io non sono contro i treni. Sono contro “quel” treno veloce, perché “quella” montagna è velenosa», ribadisce la sua idea. «Ma ti pare – dice – che se davvero avessi voluto istigare alla violenza avrei parlato di cesoie? E quanti significati ha in italiano la parola sabotaggio?». Lo scrittore è convinto che sarà condannato, nonostante ora sia cambiata la guida della procura di Torino: «Non credo che io possa piacere ad Armando Spataro». I No Tav nei sui confronti, dice, «sono solidali e basta, non mi domandano nulla, organizzano letture pubbliche dei miei libri, sono vicini come sempre, sono anni che manifesto con loro. Sono ribelli civili, certamente non terroristi». Ribelli civili? Di civile nelle loro manifestazione c’è ben poco. Di violenza ce n’è tanta. Ma forse questo sfugge persino a un intellettuale. Di sinistra.