Ebola supera i 3000 morti. Vaccini sperimentali nel 2015

L’Ebola infuria in Africa occidentale: e il bilancio dell’epidemia lo conferma drammaticamente, indicando nella cifra degli oltre 3000 morti le dimensioni del disastro. Un virus killer che – gli ultimi dati comunicati dall’Oms, riferiti dalla Bbc online, lo precisano chiaramente – ha infettato attualmente oltre 6500 persone. I Paesi più colpiti restano la Guinea (1.022 casi, 635 morti), la Liberia (3.280 casi, 1.677 morti) e la Sierra Leone (1.940 casi, 597 morti). Casi sono stati segnalati anche in Nigeria (20, 8 decessi) e Senegal (1, 0 decessi). Un’emergenza planetaria, rispetto alla quale le misure messe in campo nell’immediatezza e fin qui come antidoti possibili al momento non sono riuscite a frenare la diffusione del contagio: e le stime parlano di una media di oltre 200 morti al giorno.
La pandemia non lascia scampo: tanto che quando qualcuno riesce a sopravvivere – come nel caso dei due medici americani, o del bambino liberiano di 11 anni – fa notizia: la prognosi, al momento infatti, è decisamente estrema nella stragrande maggioranza dei casi. E, a fronte di un contagio così diffuso, di un male al momento più incurabile che superabile, alcune migliaia di dosi di vaccini sperimentali, sviluppati dalle società Gsk e NewLink Genetics, dovrebbero essere disponibili all’inizio del 2015. «Gsk dovrebbe avere 10.000 dosi a disposizione all’inizio del prossimo anno», ha affermato dunque il vicedirettore generale dell’Oms, Marie Paule Kieny. Inoltre, NewLink Genetics, che ha già donato all’Oms circa un migliaio di dosi di vaccino, dovrebbe disporre di «qualche altro migliaio» di dosi nei prossimi mesi. Per quanto riguarda invece il siero ZMapp – non sottoposto a sperimentazione clinica, ma somministrato a titolo compassionevole a vari pazienti infettati dal virus Ebola – le scorte sono esaurite ovunque. Lo scorso settembre, però, l’Oms ha autorizzato nei Paesi colpiti l’utilizzo di terapie a base di sangue da pazienti convalescenti, ed auspica che il numero di trasfusioni praticate sui malati aumenti «all’inizio del prossimo anno». Misure indispensabili, certo, la cui portata si verificherà però nel tempo.
Intanto, dinanzi all’Assemblea generale dell’Onu Barack Obama ha parlato del rischio di una «catastrofe umanitaria», a fronte della quale «in un’era in cui le crisi regionali possono rapidamente diventare minacce globali, fermare l’Ebola è interesse del mondo intero»; mentre i presidenti di Liberia e Sierra Leone hanno definito l’epidemia in atto una minaccia «peggiore del terrorismo». E da noi? Sul tema il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha usato parole rassicuranti: al momento «il rischio Ebola in Italia non c’è», aggiungendo però subito dopo anche che «è evidente che se l’epidemia continua a esplodere c’e possibilità che arrivi qualche viaggiatore contagiato. Ma – assicura poi la Lorenzin – siamo tra i Paesi più attrezzati per affrontare un emergenza».