E il compagno Curzio Maltese vuole tenersi doppio incarico e doppio stipendio

Doppio incarico, doppio stipendio. Va così anche per Curzio Maltese, che della lotta alla bulimia di ruoli e di soldi ha fatto una bandiera del suo lavoro giornalistico. Ora che, però, è lui a ritrovarsi con due poltrone, quella di firma di Repubblica e quella di eurodeputato della Lista Tsipras, sembra che quella battaglia non gli vada più molto a genio. Così, tra lui e il quotidiano di cui è dipendente è finita a lettere di avvocati, trattative infinite e mediazioni del Cdr, che in una delle lettere pubblicate in queste ore sui giornali stigmatizza una situazione «che consente al collega Maltese di cumulare legittimamente i due incarichi e alla redazione di sentirsi umiliata per ciò che questa vicenda è diventata e non era difficile immaginare che diventasse». Ovvero un caso che «avrebbe esposto prima o poi il collega e con lui il giornale – scrive il Cdr – alla ghiotta occasione di poter fare le bucce all’etica di Repubblica e dei suoi giornalisti».

Gli elementi del resto c’erano tutti, a partire dalla spiccata attitudine moraleggiante di Maltese che Dagospia, il primo a dare la notizia, ha sottolineato chiamando il giornalista «Savonarola». Maltese, dal canto suo, ha minimizzato e, in un’intervista a il Fatto quotidiano online, rilasciata a scandalo esploso, ha sostenuto sostanzialmente che il problema non esiste e che si tratta di un caso montato ad arte da testate ostili: «Capisco che a Dagospia e a Belpietro dia fastidio che in Italia esistano ancora giornalisti», ha detto, aggiungendo una risposta buona a liquidare ognuna delle critiche che gli vengono mosse. Il rifiuto di andare in aspettativa? L’attaccamento al lavoro di giornalista, che fa «anche con un certo esito, da 35 anni». Le controversie con Mauro che, secondo Dagospia, lo vorrebbe inviare in Iraq? «Ma ti pare che mi mandi dove dicono loro?». Il conflitto di interessi? «Ma no, su cosa? Non scriverò di politica, ma di cultura o di altro». Dunque, nessun problema e, anzi, quando tornerò dalle ferie firmerò un contratto di collaborazione che, comunque, è una mia offerta».

In un’altra lettera del Cdr però si racconta una realtà diversa, ovvero di un contenzioso andato avanti per mesi in cui – più della collocazione, del ruolo, degli argomenti di cui scrivere o non scrivere e più anche della credibilità della testata e dell’opportunità politica e giornalistica del doppio incarico – il vero nodo da sciogliere era quello economico. Dopo aver riassunto le tappe del contenzioso, all’ultimo punto della lettera alla redazione, con data 19 settembre, il Cdr scrive: «Curzio Maltese spiega si essere tutt’oggi pronto a firmare un contratto di collaborazione con il Gruppo, “come da lui stesso concordato con il direttore prima dell’estate, alla sola condizione – si legge – che sia allineato a quelli di altre firme del giornale che ricoprono incarichi esterni o svolgono altre attività professionali».