De Magistris per difendersi dice: «Io come Riina». Dal Pd suggeriscono: «Si faccia aiutare, è molto provato»

Non vuole sentire ragioni, Luigi De Magistris. E, in attesa che il prefetto di Napoli Francesco Musolino si pronunci sulla sua sospensione, insiste: «Io non mi dimetto». Dal canto suo Musolino non lascia trapelare alcuna indiscrezione e alle domande dei cronisti si limita a rispondere che «attendiamo gli atti, poi ne parliamo», nonostante la sua decisione sia attesa nell’arco delle prossime ore. Si tratta, comunque, di una vicenda dall’esito scontato: la Legge Severino impone la sospensione di De Magistris, condannato a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Why Not, che condusse da Pm. Il prefetto al massimo potrà stabilire l’entità della sospensione, decidendo uno “sconto” rispetto al tetto massimo fissato in 18 mesi. Questione che non sembra appassionare De Magistris, il quale ha già annunciato che continuerà comunque a fare il sindaco.

Come? Di fatto aggirando la legge. «Formalmente gli atti li firmerà il vicesindaco, ma il sindaco di Napoli resto io, i cittadini napoletani hanno votato per me. Nel 2016 mi ricandido, sarò giudicato dalla gente», ha detto De Magistris nei giorni scorsi. Con buona pace delle promesse di legalità con cui si presentò ai napoletani e che contribuirono alla sua elezione, il sindaco ha ribadito il suo piano anche ad Agorà, su Rai3: «Se qualcuno ritiene che la legge Severino debba essere applicata al mio caso l’applicherà, poi ci sarà la sospensione e io continuerò a fare il sindaco sospeso». «Per chi conosce Napoli, c’è il caffè sospeso, ora c’è anche il sindaco sospeso e poi è la città della creatività, troveremo il modo di stare ancor più per strada», ha insistito, chiarendo che «la sospensione è a termine, quindi sarà per poco tempo ma io non mi dimetto, non decado».

Dunque, De Magistris punta ad arrivare alla scadenza naturale del suo mandato per poi ricandidarsi, fiducioso di essere premiato dai napoletani. Intanto un “premio” l’ha già ricevuto: il Tapiro d’oro, che gli è stato consegnato a Palazzo San Giacomo proprio in virtù delle sue dichiarazioni. «Ho la coscienza a posto e ho subito un’ingiustizia», ha insistito ai microfono di Striscia la notizia, mentre intervistato da Televomero per proclamare la sua innocenza ha detto che «con tutti i procedimenti che mi hanno avuto come protagonista, indagato o parte offesa, potrei essere considerato il Totò Riina della magistratura». Invece, ha aggiunto ancora De Magistris, «quei procedimenti sono stati tutti archiviati e i miei accusatori sono sotto processo». Ma di fronte alla condanna per Why Not il sindaco resta l’unico avvocato difensore di se stesso, mentre prosegue il pressing perché lasci. Ha parlato di «dovere morale di dimettersi» Clemente Mastella, ma è soprattutto dal Pd che arrivano le voci più insistenti. L’ultimo a intervenire in questo senso è stato il viceministro democrat all’Interno, Filippo Bubbico, secondo il quale «De Magistris va aiutato come uomo perché le sue dichiarazioni mettono in evidenza una personalità estremamente provata che suscita pietà e considerazione umana».