De Magistris: «Dimettermi da sindaco? Non ci penso proprio, lo facciano i giudici corrotti»

Sceglie la linea dura  Lugi De Magistris. «Vado avanti, si dimettano i giudici corrotti di Why Not». Di fronte al pressing sulle dimissioni dopo la sentenza di condanna in primo grado, l’ex magistrato e sindaco di Napoli  pronuncia il suo “non ci sto” davanti al Consiglio comunale e lancia un pesante j’accuse ai magistrati accusando di corruzione lo Stato vittima di poteri criminali. «Mi chiedono di dimettermi, ma guardandosi allo specchio e provando vergogna devono dimettersi quei giudici». A mollare la poltrona non ci pensa neanche un attimo: «Sono fiducioso che questa esperienza di governo possa andare avanti fino al 2016. Quando si alza il tiro e non ci si piega, l’artiglieria pesante diventa più pericolosa. Noi non abbiamo armi ma sappiamo resistere e resisteremo». Le sentenze devono essere rispettate – aggiunge – «ma questa è una sentenza che giuridicamente fa acqua da tutte le parti. Una sentenza intrisa di violazione di legge,  un procedimento penale portato avanti da Achille Toro, un magistrato oggi coinvolto nei fatti del G8 che ha patteggiato. Addirittura  vengo condannato per la vicenda Mastella quando il tribunale di Salerno aveva già archiviato la faccenda». Dice poi di avvertire «intatta» la sua forza e nel contrattacco mette nel mirino Nicola Mancino, in queste ore chiamato a testimoniare nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia. «Chi ha contribuito a strapparmi la toga in un processo disciplinare pazzo davanti al Consiglio superiore della magistratura era Nicola Mancino, quel Nicola Mancino oggi è coinvolto in uno dei processi più gravi della storia della Repubblica italiana, in cui anche il presidente della Repubblica dovrà, per volontà di un tribunale, andare a testimoniare». In prima fila a chiedere che il primo cittadino napoletano si faccia da parte si posizionano  i grillini: «De Magistris avrebbe dovuto dimettersi già da tempo per manifesta incapacità di governare Napoli. Adesso a ciò si aggiunge una condanna per motivi piuttosto gravi per la quale solo due anni fa lui avrebbe chiesto le dimissioni del condannato. Credo che debba trarne le conseguenze», taglia corto il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Parole gravi e inaccettabili quelle pronunciate dal sindaco progressista per l’azzurro, Francesco Nitto Palma, presidente della commissione Giustizia del Senato, che invita come per altri casi il Csm e l’Anm a manifestare la propria indignazione e ad aprire una pratica per le accuse gravissime rivolte al sistema della magistratura da un ex togato («Ieri ha affermato di essere vittima dei poteri forti, cui, evidentemente, si sarebbe piegata la magistratura giudicante e  ora fferma che i suoi giudici dovrebbero vergognarsi guardandosi allo specchio, è troppo»).