D’Alema bombarda il quartier generale di Renzi dal palco della Festa dell’Unità

«Malgrado l’impegno del governo i risultati non sono ancora soddisfacenti».  È un’osservazione dettata dalla faziosità? Neanche per sogno. Si tratta di «un’osservazione oggettiva, se uno vede i dati in termini di occupazione e crescita economica». Tanto è vero che il «ministro dell’Economia mi ha risposto e ha detto: hai  ragione, i risultati non sono soddisfacenti ma verranno risultati positivi». Né del resto pootrebbe dire diversamente. È «un discorso corretto e difficilmente contestabile sul piano dei fatti». Chi è l’autore di questa stroncatura del governo Renzi, forse un editorialista o un esponente delll’opposizione? Niente affatto. A parlare è un leader storico della sinistra italiana: Massimo  D’Alema, che ha inviato questi soavi giudizi sull’attuale esecutivo dal palco della Festa dell’Unità di Milano. Che il giovane premier e leader del Pd fosse inviso alla vecchia guardia di largo del Nazareno è cosa risaputa. Ed è noto anche che l’ex premier ha più volte manifestato di recente la sua antipatia verso la nuova guardia ai vertici del suo partito. Ma che uno come D’Alema arrivasse a bombardare così direttamente e diffusamente il “quartier generale” (e perdipiù davanti ai militanti piddini) è cosa che va certamente sottolineata. Centralismo democratico, partito leninista addio.  Oggi i tempi sono cambiati e anche l’ex lìder Massimo s’è adeguato,  preparandosi evidentemente a fare la festa all’esuberante e impertinente Matteo quando questi cadrà in disgrazia e quando si mostrerà a tutto il vuoto politico e programmatico che c’è dietro la retorica dei tweet,  delle slide e degli annunci ad effetto. Vista da destra, la requisitoria antirenziana del vecchio leader  presenta un unico problema: il rischio che, se a lanciare l’attacco è uno come D’Alema,  il risultato sia opposto a quello sperato. Più D’Alema ci da giù, più Renzi si tira su.