Da Renzi l’ennesima promessa: in mille giorni l’Italia tornerà in pista. Ma sul “come” è buio totale

Nella fase più buia del suo governo (con l’Ocse che certifica la stagnazione e il Pil che non crescerà nel 2014 anzi andrà giù di -0,4%) Matteo Renzi va alla Camera per il discorso dei “mille giorni”, il tempo che serve al governo per “rimettere in pista l’Italia”. Obiettivo finora mancato (nonostante la “mancia” degli 80 euro) ma sulla questione economica il premier anziché fare autocritica rilancia: “l’Italia ha interrotto la caduta, ma non basta”, e sottolinea che “l’obiettivo è tornare a crescere partendo dal numero di occupati il cui passo in avanti è comunque insufficiente, visto l’aumento della disoccupazione: dobbiamo rovesciare e reimpostare la scommessa politica ed economica del nostro paese”.  Restano fumose, tuttavia, le linee programmatiche del governo. La ripresa non potrà certo arrivare dal compromesso sulle riforme e dal presunto “decisionismo” del presidente del Consiglio.

Renzi ammette “una polemica oggettiva rispetto ai ‘professionisti’ che in questi anni hanno sottaciuto rispetto alla gravità della crisi. E che ora pretendono di dirci come fare. Rispetto al derby tra i ‘professionisti della tartina’ e l’Italia che si spezza la schiena- dice il premier – noi stiamo con questa seconda parte”. Una nuova metafora, dunque, quella dell’Italia “che si spezza la schiena” per dare un’infarinatura sociale all’azione di palazzo Chigi.

“La legge elettorale – assicura ancora Renzi – la faremo subito ma non per andare immediatamente a votare, ma perché una ennesima melina istituzionale sarebbe un affronto”. In ogni caso le riforme vanno portate avanti tutte insieme, “o non si porta a casa il percorso di cambiamento. Basta con il benaltrismo”, ribadisce Renzi.

Altro tema, la riforma della giustizia, che “deve cancellare il violento scontro ideologico del passato”. E sulle ferie dei magistrati ribadisce che 54 giorni sono troppi e raccoglie applausi. Un segnale che servirà a rinsaldare il patto con Berlusconi nonostante i dubbi e i malumori all’interno del Pd sull’opportunità di uno scontro sulle toghe, anche se su un tema popolare come quello della riduzione delle ferie. Alla sinistra identitaria concede, ma solo alla fine dei mille giorni, la promessa di una legge sui diritti civili.