Crimini del comunismo: in Romania si apre il processo contro il “torturatore rosso” Visinescu

La Romania fa i conti, in tribunale, con il suo passato di brutale oppressione comunista: si è aperto a Bucarest il processo contro un ex capitano considerato uno dei più temuti torturatori del regime nel periodo precedente all’era Ceausescu. Il procedimento contro l’anziano Alexandru Visinescu, accusato dai procuratori della Corte di Appello di Bucarest di crimini contro l’umanità, è stato subito rinviato al 22 ottobre. Visinescu, 89 anni questa settimana, secondo i procuratori avrebbe causato la morte di almeno 12 detenuti politici nel carcere di Ramnicu Sarat attraverso percosse e violenze di vario tipo perpetrate fra gli anni Cinquanta e Sessanta (fino a due anni prima dell’avvento di Nicolae Ceausescu del 1965/’67). Tra le vittime dell’imputato ci sono stati esponenti all’epoca ritenuti nemici del regime: tra questi anche il leader del movimento contadino, Ion Mihalache, deceduto in seguito a percosse, ed il generale Ion Eremia, la cui vedova si è costituita parte civile chiedendo un indennizzo di 100mila euro. Visinescu fino all’anno scorso viveva tranquillamente in un appartamento di un grande edificio al centro di Bucarest. Poi l’Istituto per le indagini sui crimini del comunismo ha presentato una denuncia a suo carico ma l’ex aguzzino ha sempre negato le accuse sostenendo di aver soltanto espletato le proprie mansioni. Anche all’arrivo presso il tribunale di Bucarest è apparso piuttosto tranquillo, dichiarando semplicemente: «Vedremo cosa succederà». L’unica sua vittima ancora in vita, l’83enne Valentin Cristea, ha fatto sapere che rinuncerà a costituirsi parte civile ed eviterà di chiedere indennizzi ma ha raccontato all’emittente Digi 24 cosa succedeva in quella che è stata definita la “prigione del silenzio”: «C’erano le sbarre e degli oblò nel soffitto inclinati così da poter scorgere solo una parte di cielo. La tortura era un’attività quotidiana. Avevamo dritto solo a 15 minuti di aria e quando qualcuno si ribellava per le pessime condizioni in cui eravamo tenuti, come nel caso di Ion Mihalache, i secondini entravano nelle celle e percuotevano i detenuti». Nella requisitoria in base alla quale Visinescu è stato rinviato a giudizio, i procuratori hanno dimostrato che l’ex capitano ha violato i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo con crimini perpetrati durante il suo mandato di direttore del carcere di Ramnicu Sarat (piccolo centro nel sud est della Romania, a pochi chilometri dal Mar Nero e dal confine con l’Ucraina). Orrori protrattisi dal 1956 fino al momento della chiusura della prigione-lager, nel 1963.