Cottarelli pronto a lasciare. Renzi non sa dove trovare 20 miliardi

Il passo è felpato, l’aplomb britannico, ma la decisione – almeno a dar retta al Corriere della Sera – è di quelle che lasciano il segno: Carlo Cottarelli, “Mr. Forbici” per gli appassionati della spending review, entro il prossimo 15 ottobre (data in cui il governo presenterà alle Camere la legge di stabilità) lascerà l’incarico di commissario ai tagli della spesa pubblica per tornare al Fondo Monetario Internazionale. Ufficialmente lo farà per motivi di “natura familiare” ma è lecito dubitarne alla luce della sotterranea opposizione che gli ha mosso il premier Renzi, da sempre diffidente verso un tecnico ricevuto in eredità da Enrico Letta e, per di più, poco incline ad ascoltare o ad assecondare le pur importanti ragioni della politica e del consenso elettorale. A complicare i rapporti tra i due contribuisce non poco che nel risiko del potere renziano la postazione di “Mr. Forbici” non può essere occupata da un tecnico che, per quanto accreditato e credibile, è lontano anni-luce dal vivaio di competenze toscan-fiorentino privilegiato dal premier.

Un indizio della sopportazione di una presenza poco gradita a Palazzo Chigi è ravvisabile nell’insistito refrain renziano a proposito del primato della politica sulla spending review. Concetto sacrosanto, ma che dev’essere risultato un po’ stonato alle orecchie di Cottarelli, specie dopo aver realizzato che le rivoluzioni continuamente annunciate dal premier sono finite più o meno regolarmente a sbattere sullo scoglio dello spot propagandistico. E così la riforma fiscale si è risolta nell’inutile (ed in parte iniqua) mancia elettorale di 80 euro, la riforma della scuola nell’immissione in ruolo di oltre centomila precari mentre quella della giustizia per ora è incentrata sulla decurtazione delle ferie ai magistrati.

Ora siamo all’epilogo, plasticamente dimostrato dalla presenza della Boschi e soprattutto di Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi ed in predicato di succedere a Cottarelli nel ruolo di commissario. Un vertice per rastrellare i 20 miliardi di cui il governo ha bisogno per far quadrare la legge di stabilità. Cottarelli ha preparato la lista dei rami da potare non senza precisare che la scelta finale spetterà solo ed unicamente alla politica, cioè a Renzi. Del reso, lui – come disse il premier quando ne contestò il piano di risparmio per 2,5 miliardi sulle pensioni  – è “solo un tecnico che propone”. Ora il “tecnico” ha preparato le valige. E non c’è dubbio che se il governo dovesse ancora cincischiare sui numeri del bilancio, a Renzi non resterebbe che imitarlo.