Con i bluff di Renzi ha buon gioco persino Landini: «Qui nessuno è coglione…»

Il gioco è bello quando dura poco, così come i bluff continuati vengono prima o poi smascherati. Il governo Renzi tutto annunci e rinvii, tutto frasi a effetto che durano neanche lo spazio di un mattino, alla fine, si espone e si rivela per la sua evanescenza, definita con un battuta lapidaria: «Nessuno è coglione». Già, il premier è riuscito nell’intento di dare ragione anche al segretario della Fiom Landini. Il sindacalista più a sinistra della sinistra, il pasdaran dei metalmeccanici della Cgil ha avuto buon gioco nel mettere alla berlina Renzi. «Nessuno è coglione», dice, riferendosi al presunto cambio di passo che il premier voleva darci in pasto, disertando Cernobbio e il summit con gli industriali. Vuole segnalare la distanza che lo separa da certi ambienti? Ebbene, è una commedia, «non lasciamoci prendere in giro», dice Landini, «quando il premier dice: “vado direttamente nel rapporto con le persone, vado direttamente dagli imprenditori e non vado a Cernobbio”». Infatti Renzi aveva gettato fumo negli occhi: «Cernobbio? No, grazie vado a Gussago. Sarò a inaugurare una rubinetteria a Brescia (Bonomi Spa, ndr), sarò lì dove le imprese investono, ne girerò tante». Ingrana la quinta il segretario della Fiom: «Renzi nell’azienda di Brescia ci è andato con il presidente di Confindustria e dentro la delega ci ha messo tutte le richieste di Confindustria». Insomma, fingere di snobbare il forum degli industriali è  un bluff imbarazzante – uno dei tanti –  che spinge ormai un po’ tutti gli ambienti a fare la tara a quel che dice e a quel che fa.

«Anche perché anziché andare a Cernobbio è andato negli Stati Uniti, e non è che fa molta differenza» fare i compiti sotto dettatura dell’alta finanza. Ormai il gioco è scoperto e non saranno certo le sue alchimie verbali a nascondere il suo legame con i poteri forti. Non siamo di fronte a una fase in cui si sta cambiando verso ma, su temi sociali ed economici, «siamo di fronte alle stesse politiche che hanno fatto Monti, Letta e i governi precedenti». Del resto è sotto gli o occhi di tutti l’azione debole ( per non dire inesistente) del governo sulle norme antiriciclaggio, sull’evasione fiscale e sul rientro dei capitali dall’estero. Dunque, è inutile che il premier tenti di dipingersi come non è: continuare a negare la linea di continuità con Monti e Letta significa esporsi a continue critiche e impietosi sfottò.