Comunisti al sole (di Palazzo Chigi): dall’amore per Marx a quello per Matteo Renzi che li paga come comunicatori

La notizia l’ha data Repubblica ed è stata ripresa come fatto di “colore” da tutta la stampa mainstream. A Palazzo Chigi, nello staff del post-ideologico Matteo Renzi, arriva un comunista. Si chiama Pilade Cantini, è stato assessore di Rifondazione comunista al Comune di San Miniato e capo della segreteria dell’assessore al Traffico dell’allora Renzi sindaco. Ora è disoccupato, chiarisce la Repubblica. Si occuperà della corrispondenza. Con lui arriva anche la moglie, Elena Ulivieri, laureata in informatica e web designer libera professionista. Alla vigilia della nascita della seconda figlia, avvenuta nell’estate del 2013, la Ulivieri avvertiva che avrebbe lavorato di meno perché dopo la prima maternità aveva capito che «ora viene prima il tempo di giocare, di fare una passeggiata, viene prima il tempo della pappa e della nanna, e non ci sono telefoni o urgenze che non siano rimandabili di fronte a questo. Cerco di fare meglio che posso. A volte riesco anche a rispettare le scadenze!». Un anno dopo, a Palazzo Chigi si occuperà di quel mondo del “subito e senza sosta” che sono i social network. «Non so bene ancora nel dettaglio, la mia competenza tecnica mi permette di spaziare», spiega.

D’altra parte, il marito dice che «il genio di famiglia è Elena», mentre il suo sarà «un ruolo tecnico, vado a occuparmi della corrispondenza. Tutti mi dicono che scrivo tanto bene». Ora, anche se parlando di “ruolo tecnico” sembra che vada allo smistamento della posta, l’ultima notazione lascia intendere che Cantini sarà uno dei ghost writer del premier. Ruolo in cui di “tecnico” c’è davvero poco, sebbene la corrispondenza possa avere un suo linguaggio specifico. Nessun problema, comunque. Perché «una cosa è la stima che ho per Renzi, un’altra le opinioni personali, ormai sono due piani separati». «Io – aggiunge Cantini – sono un uomo d’altri tempi, uno che rimugina, non certo veloce come il mondo contemporaneo: a me l’ideologia piace tanto».

In effetti, a guardarla su profili facebook la premiata ditta Cantini-Ulivieri ha davvero una cert’aria d’antan: scritte in cirillico sotto i nomi, falci e martello che spuntano in ogni album, stelle e drappi rossi a profusione. Sembrano due liceali degli anni Novanta, Pilade ed Elena. E questo li rende a loro modo simpatici, anche a chi – magari – negli anni Novanta con i liceali come loro non si prendeva poi tantissimo. Comunque, una cosa che li rende quanto mai contemporanei a quest’era di renzismo c’è: la capacità di cogliere al volo le occasioni, superando qualsiasi possibile ostacolo, dalle ideologie agli steccati fino alle appartenenze (tranne quelle territoriali, che invece sono un must del renzismo). Su questa capacità il premier ha costruito i suoi successi. In base a questa capacità anche i “communisti così” (con due pugni alzati perché uno non rende abbastanza l’idea) possono riscoprirsi più renziani dei renziani. E prestare la propria opera intellettuale a un esponente di quella post-ideologia che dovrebbe essere la bestia nera di quanti dicono che «a me l’ideologia piace tanto».