Chiude Atreju e FdI detta la linea: «Primarie e contrasto al renzismo. Noi siamo pronti, e voi?»

«Atreju è: partecipazione. Partecipare significa rendere partecipe, condividere». Sulla pagina facebook dedicata all’evento, lo staff riassume così il senso della manifestazione che ha aperto la stagione politica e che si è chiusa domenica a Roma con un bilancio più che positivo. Sono i numeri a chiarire che quella frase non è solo uno slogan. Questa 17esima edizione è stata visitata da oltre 10mila persone e animata da 3mila delegati provenienti da tutta Italia. I relatori ai 19 dibattiti sui più importanti temi di attualità sono stati 119. I volontari che hanno allestito e gestito il grande villaggio di 5mila metri quadri all’Isola Tiberina sono stati 400. A loro è andato il personale ringraziamento di Giorgia Meloni e l’applauso dell’assemblea nazionale del partito, che ha chiuso la kermesse guardando alle prospettive future, partendo proprio dal bilancio politico della cinque giorni. Con un’attenzione particolare a un tema: il futuro del centrodestra.

Quali siano i margini di dialogo e rifondazione di un percorso comune è emerso nel confronto “Costruire l’alternativa per non morire renziani”, che si è svolto sabato e che al fianco della Meloni ha visto Matteo Salvini, Giovanni Toti e Gaetano Quagliariello. In quella occasione il leader della Lega ha spiegato che vede in Meloni una possibile alleata, forse l’unica con cui stringerebbe un patto politico, sebbene sia contraria al referendum sull’indipendenza del Veneto. Una disponibilità accolta con piacere dalla leader di Fratelli d’Italia, che però ha ricordato che sul tema dell’unità nazionale non ci possono essere cedimenti. Sono comunque prove di dialogo, che vanno inserite in un contesto in cui anche la Lega, proprio la Lega di Salvini, mostra da tempo la volontà di farsi a sua volta forza nazionale.

Nell’immediato però i nodi che vanno affrontati per pensare di poter costruire una nuova coalizione sono altri e la Meloni, davanti all’assemblea nazionale del partito, li ha declinati come regole, come a dire che non sono negoziabili. «La prima regola – ha spiegato – per costruire qualcosa di alternativo al renzismo è: il centrodestra deve fare il centrodestra e non il centrosinistra». La seconda è «vincere la sfida della partecipazione e far scegliere agli italiani da chi farsi rappresentare. Per noi – ha chiarito – si fa con le primarie». «Se le condizioni non ci saranno non avremo paura in navigare in mare aperto come abbiamo fatto fino ad adesso», ha avvertito la Meloni. FdI è pronta a mettere sul tavolo dei potenziali alleati i contenuti (dal tetto alle tasse in costituzione, alla difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio), ma serve che loro dimostrino una chiara volontà politica. «Da Atreju esce un messaggio di grande chiarezza per il futuro del centrodestra: per tornare a vincere occorre avere non solo un progetto e un programma comune ma anche la voglia di battere la sinistra. E in questo momento purtroppo non mi sembra che tutti abbiano questa voglia», ha detto Ignazio La Russa, mentre è stato Gianni Alemanno a chiarire che Fratelli d’Italia ha il potenziale anche numerico per mettersi alla guida di questo processo. «La nostra collocazione e la nostra capacità di aggregare – ha detto – vanno ben oltre le percentuali dei sondaggi e io ritengo che lo spazio politico di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale sia almeno del 10%».