Caso marò: rose gialle ai ricchi sposi indiani in polemica con l’operato del nostro governo

Il tema era l’oro, dorati i vestiti degli sposi e le decorazioni. La scenografia imponente dedicata all’antica Roma. Sullo sfondo i templi e i monumenti della città eterna fedelmente riprodotti, poi le statue degli Dei dell’Olimpo. E anche i figuranti vestiti da antichi romani. Il maltempo non ha rovinato la prima delle quattro feste per il matrimonio indiano di Ritika e Rohan, la prima dei quali figlia del magnate indiano Pramod Agarwal. La golden night è andata in scena senza imprevisti – nonostante le polemiche sulla sorte dei nostri marò, da oltre due anni trattenuti in India – a Borgo Egnatia, e anche il sindaco di Fasano, Lello Di Bari, ha voluto scattare una foto ricordo con gli sposi. Ad accogliere gli 800 invitati un enorme albero d’ulivo ricoperto di una cascata di luci e le composizioni floreali, con artisti di rango internazionale che si sono esibiti sui palchi della struttura extra lusso di Borgo Egnazia. E, in occasione di queste nozze, il Cocer Interforze si riunirà venerdì alla Capitaneria di porto di Savelletri (Brindisi) e consegnerà un mazzo di rose gialle in polemica con l’operato del governo italiano sulla vicenda dei marò Latorre. «La disarmante incapacità di gestire questioni di politica estera di questo Paese – è scritto nella nota – ci lascia come unica occasione, per stabilire rapporti di dialogo seri con il governo indiano, di convocarci presso il Comando militare più vicino, per consegnare un mazzo di rose gialle per il matrimonio della figlia di un magnate indiano che si celebra a Fasano in questi giorni. Non troviamo alternative per ricordare la triste vicenda dei due militari trattenuti ingiustamente da oltre 900 giorni in India». Il Cocer sottolinea che «le speranze di portare a casa Latorre e Girone sono appese alle benevolenze dei magnati indiani, poiché appare evidente che le uniche ragioni che li vedono trattenuti in India sono economiche e commerciali. Dobbiamo rivolgerci ai “potenti indiani” per chiedere di mediare con il loro governo? Siamo a questo punto? Da militari, avendo alto l’onore e il rispetto per gli italiani – conclude il Cocer – se fossimo al posto di coloro che hanno responsabilità sulle cause e la gestione di tale crisi diplomatica, non penseremmo due volte a dimetterci».