Cameron e Obama: «Mostri, non musulmani. Fermeremo l’Isis». L’Onu condanna la barbarie: vanno sradicati

Oggi a Parigi la coalizione anti-Isis cercherà di delineare una strategia per combattere i terroristi che ancora una volta hanno fatto ricorso a un video per diffondere l’ennesimo atto di sfida all’Occidente  con la decapitazione dell’ostaggio britannico David Cawthorne Haines, cui è toccata la stessa tragica sorte dei giornalisti Usa, James Foley e Steven Sotloff: il taglio della testa. Un modo crudele e antico di uccidere, ma la capacità dell’Isis di diffondere il terrore è tutt’altro che antiquato e le sue modalità di diffusione più che tecnologiche. Quest’ultimo video sembra essere l’ennesima dimostrazione dell’abilità mediatica di questo gruppo ormai in grado di sfruttare strategicamente le immense possibilità offerte dal web. A dimostrarlo l’immenso riscontro mediatico ottenuto dai suoi filmati. Il copione e la messa in scena sono gli stessi dei video precedenti. Dietro le spalle di Haines e del suo boia non c’è un albero, una collina. Niente che permetta di identificare il luogo in cui vengono girate le sequenze. Solo il deserto, probabilmente quello di Raqqa, che i militanti di al Baghdadi hanno eletto come capitale dell’autoproclamato Stato islamico. «Un messaggio agli alleati» è il titolo del filmato. Haines è in ginocchio e indossa una tuta arancione, uguale a quella dei detenuti del supercarcere di Guantanamo. E come nei precedenti video l’assassino indossa una maschera e sembra essere anche lo stesso uomo, diventato tristemente noto come “John il boia”. Il carnefice, sempre coltello alla mano, fa riferimento nel suo messaggio al recente bombardamento della diga di Haditha, i primi di settembre, come a voler dimostrare che il video è stato realizzato di recente. Ma il primo a parlare è stato Haines. L’ostaggio ha condannato le azioni del suo governo contro l’Isis e lo ha accusato di essere responsabile della sua morte. Rivolgendosi a Cameron, Haines ha affermato: «Sei entrato volontariamente in una coalizione con gli Usa contro lo Stato Islamico, come ha fatto il tuo predecessore Tony Blair, seguendo la corrente dei nostri premier britannici che non hanno il coraggio di dire no agli americani». Anche il carnefice si è rivolto direttamente a Cameron, dicendogli che l’alleanza con gli Usa trascinerà la Gran Bretagna «in un’altra sanguinosa guerra che non potete vincere». Il militante poi si è avvicinato all’ostaggio. Haines è apparentemente calmo. Sul suo volto appena un’espressione di fastidio quando il terrorista lo ha afferrato per il collo e avvicina la lama alla gola. Le immagini sfumano. Il video non mostra la decapitazione. Forse, hanno ipotizzato alcuni media, questa è stata realizzata da un altro militante. Il corpo di Haines è stato quindi visualizzato riverso a terra in una pozza di sangue, con la testa mozzata sulla schiena. Il filmato si chiude con la scena del terrorista che mostra un altro ostaggio britannico, Alan Henning, e ha lanciato un ultimo messaggio a Cameron, avvertendolo che avrà il sangue del suo popolo sulle mani se continuerà la lotta all’Isis.

Il premier britannico David Cameron e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama hanno usato parole durissime per questo «gesto spregevole», «un atto di barbarie» perpetrato «da mostri, non da musulmani». Così Londra e Washington sono ora «pronti a tutto» per «scovare gli assassini» e lavorano a una coalizione internazionale per distruggere l’Isis. Cameron ha precisato poi che il Regno Unito è pronto a prendere «ogni misura necessaria» per aiutare lo sforzo internazionale per annientare gli estremisti. E oggi, nella conferenza internazionale di Parigi, 20 Paesi della coalizione cercheranno di delineare la strategia e le misure da adottare contro l’Isis. L’Italia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Federica Mogherini. In una dichiarazione adottata all’unanimità, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l’uccisione dell’ostaggio britannico e ha ribadito che «lo stato islamico deve essere sconfitto e l’intolleranza, la violenza e l’odio che professa devono essere sradicati». Allo stesso tempo, i quindici hanno sottolineato che «l’assassinio vile ed atroce» Haines ci ricorda in modo tragico «il crescente pericolo affrontato da operatori umanitari ogni giorno in Siria».