Cala il manifatturiero anche in Germania. Ma per la Merkel la “cura” del rigore di bilancio non cambia

La crisi non risparmia neppure la Germania e la spinta propulsiva della locomotiva tedesca appare in brusca frenata. E non – come era stato ipotizzato in un primo momento – a causa della crescente tensione internazionale innescata dalla guerra strisciante tra Russia ed Ucraina quanto per ragioni tutte interne alle politiche di Berlino. Prova ne sia l’andamento del settore manifatturiero, monitorato in Germania dall’indice Pmi, sceso questo mese a 50,3 da 51,4 di agosto, il punto più basso degli ultimi quindici mesi. E pensare che in questo comparto dove Berlino è leader europeo incontrastato, le attese più pessimistiche avevano previsto un più contenuto al 51,2.

In Germania c’è chi già ha fatto scattare l’allarme. Per Der Spiegel, che cita uno studio del direttore del Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung, l’economista Marcel Fratzscher, da tempo la Germania ha smesso di scommettere su innovazione e ricerca e di investire sul futuro. Una clamorosa metamorfosi capace di trasformare la regina delle laboriose “formiche” del produttivo Nord-Europa in una irresponsabile “cicala” mediterranea. Ovviamente non è così e probabilmente non accadrà mai, ma è un fatto che si invochi un pacchetto di riforme sulla falsariga di quelle che alla fine degli anni ’90 l’allora cancelliere Schröder riuscì a condurre in porto con il responsabile apporto del sindacato sollevando l’economia tedesca da una crisi produttiva molto insidiosa.

Un invito destinato tuttavia a cadere nel vuoto. L’attuale cancelliere, Angela Merkel, non ha infatti alcuna intenzione di uscire dalle logiche imposte dal rigore di bilancio e dai parametri di Maastricht. Ovviamente, partendo dal presupposto che tocchi soprattutto gli altri partner europei adeguarvisi senza opporre troppe resistenze. Lo ha chiaramente ricordato proprio in queste ore inaugurando la giornata dell’industria tedesca quando ha ribadito che “la Germania chiede affidabilità all’Europa”. Per poi aggiungere: ”Il patto di stabilità e crescita contiene già entrambi gli aspetti fin dal principio, finanze da consolidare e crescita.

la risposta – davvero poco incoraggiante – è arrivata dalle Borse europee ancora in calo dopo la brutta seduta di lunedì. Ed è proprio la diffusione dei dati sul calo del manifatturiero tedesco ad aver innescato la spirale negativa. Tutte le principali “piazze” europee hanno ceduto. Anche Francoforte (lo 0,43 per cento a fronte dello 0,4 di Milano e dello 0,63 di Parigi) a conferma che dalla crisi nessuno può chiamarsi fuori.