«Baglioni era accusato di essere di destra». Per la Rai non essere “compagno” resta ancora una colpa…

C’era una volta la Rai servizio pubblico che garantiva la par condicio. Ricordate la favoletta? La raccontano ancora, ma è come credere agli stivali delle sette leghe del celebre gatto o all’esistenza della lampada di Aladino. La verità? Basta accendere la tv appena svegli: la Rai che fa servizio pubblico, da quasi vent’anni, alle prime luci dell’alba, propone agli italiani Unomattina, il contenitore che ha acquisito sempre più la connotazione di trasmissione di approfondimento giornalistico.Anche quest’anno tra i conduttori c’è Franco Di Mare, già inviato del Tg1. Sorriso bonario, serafico aplomb e amabile inflessione partenopea: sotto la barba, però, ogni tanto spunta il riflesso pavloviano dell’antico militante comunista. A 60 anni, nonostante la caduta del Muro di Berlino e il crollo dell’Unione sovietica, il cuore resta quello di chi custodisce nel cassetto la vecchia tessera del Pci, presa alla tenera età di 14 anni, nella sezione con Antonio Bassolino, così come raccontò qualche anno fa in un’intervista. Di Mare ha infatti perso il pelo ma non il vizio. Così, durante la trasmissione odierna, nel corso della rubrica curata da Umberto Broccoli sul “Come eravamo”, si è lasciato sfuggire una frase che la dice lunga sul suo orientamento politico. Si rievoca il 16 settembre del 1972. «Il presidente del Consiglio Andreotti riduce l’Iva al 6%, altri tempi…», dice Broccoli citando una pagina del quotidiano La Stampa. Poi lo storico e divulgatore cita la canzone tra le più ascoltate in quel periodo, Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni dove il cantautore romano celebrava «quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che….». A questo punto Broccoli tira in ballo il conduttore: «Franco Di Mare ricorderà che quella canzone venne prese di mira perché poco impegnata….» Pronta la risposta di Di Mare: «Perché erano anni particolari. Baglioni venne accusato di essere un uomo di destra…». Proprio così: “Accusato”. Perché per il giornalista napoletano, una lunga trafila nella redazione de l’Unità, l’onta maggiore resta ancora oggi quella di essere “di destra”. Come liquidare in una frase un servizio pubblico che dovrebbe rispettare tutti gli orientamenti politici. Se il buongiorno si vede dal mattino, in questo caso da Unomattina, a viale Mazzini c’è poco da stare allegri.